La perizia-salasso finisce in Cassazione

20 Settembre 2016

L’odissea di una donna per i lavori in casa: onorario di 5.500 euro su opere da meno di 10mila euro

LANCIANO. Un contenzioso per lavori svolti ad una veranda si è trasformato in un’odissea giudiziaria senza precedenti per M.B., pensionata settantenne di Lanciano. La signora è andata in causa con la ditta che ha svolto alcuni lavori di ristrutturazione perché, a suo giudizio, non erano stati ultimati e svolti nel modo come era stato precedentemente concordato. La donna tuttavia non avrebbe mai potuto immaginare che dalla prima citazione in giudizio sarebbero passati ben 10 anni e che l’attesa si prolungasse ancora oggi per un ricorso in Cassazione.

«Una volta fatto ricorso in appello», racconta la signora, «per poter far valutare i danni subiti, sono stata costretta a far nominare un tecnico d’ufficio che ha stimato i lavori in 9.500 euro comprensivi di materiali e manodopera. Per fare questa stima, con un sopralluogo di poco più di due ore, il consulente ha richiesto un onorario di 5.500 euro che ho dovuto sborsare perché così stabilito dalla Corte d’Appello. Io riscuoto una pensione minima, questa causa mi sta togliendo il sonno, la salute e la serenità. Mi ritrovo senza la camera soggiorno che volevo far costruire e a fare i salti mortali per poter proseguire l’iter legale. Spero che la Cassazione adesso riporti giustizia».

«Questa situazione ha dell’assurdo», commenta l’avvocato della signora, Vincenzo De Lauretis, «i magistrati hanno l’obbligo di verificare la rispondenza della parcella di un consulente tecnico. La sensazione in questo caso è che il provvedimento sia stato trattato con sufficienza, senza capire di che cosa si sta parlando, oltre al fatto che ci sono delle violazioni di legge piuttosto marcate. È inaudito che per una pratica così modesta ci sia tutto questo dispendio di costi. Ecco perché abbiamo predisposto il ricorso in Cassazione». (d.d.l.)

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