La poesia di Cerritelli è “Fragile roccia”

Martedì la presentazione della raccolta di versi dell’ex sindacalista che vive da anni in Brasile
CHIETI. Sarò tra coloro che martedì alle 18, alla libreria Del Luca avranno il compito di presentare il libro di William Cerritelli "Fragile roccia".
Sarà come fare un tuffo nel passato che mi farà ritrovare antiche passioni e ideali intensamente vissuti, in atmosfere che presentava la città che oggi sembrano lontanissime ma che allora davano pieno senso al vivere quotidiano di ciascuno di noi. Di questo tempo William è uno dei reduci che merita maggiore rispetto, per come li ha vissuti e per come ora, attraverso i versi è stato capace di analizzarli. Scrive infatti William che questa raccolta di poesie «riunisce le emozioni di dieci anni» e racconta «le speranze, e certamente anche le illusioni, di una vita vissuta alla luce di una utopia per la quale vale la pena di continuare a vivere e battersi, anche se la luce è fioca, se le false primavere hanno soffocato l'entusiasmo, se il cuore è stanco e provato». E' la parabola che William racconta di aver vissuto e chi lo conosce sa che per uno come lui vale qualcosa di più, di più profondo e vero, di una confessione, magari nata da particolari momenti, dovuti alla malinconia del distacco dalla sua città e della sua Patria ( oggi William vive e lavora in Brasile).
Una città dove per anni è stato tra coloro che davvero si sono battuti, nel campo della politica, del sindacato, per creare quel mondo più aperto e giusto che non sia solo disposto a «umiliare i deboli».
E' passato tanto tempo da allora, quasi mezzo secolo, eppure stento ad accettare che il personaggio a quel tempo conosciuto si possa identificare in una "fragile roccia", come è il titolo del bel libro edito da Tabula Fati di Marco Solfanelli, anche se nei suoi versi puoi scorgere nei momenti di riflessione, che a volte diventano malinconia e tristezza, la tentazione di tirare i remi in barca, invece di darsi da fare per ritrovare la giusta rotta e cercare un approdo che ridia sicurezza.
Tutto questo perché a sconfessare quella fragilità sono le scelte di vita che ha fatto, dopo aver lasciato Chieti e il suo ruolo certo importante ( è stato tra l'altro commissario del Ciapi), lavorando sodo e ottenendo all'estero concreti riconoscimenti alla sua capacità professionale e alle sue doti manageriali. Se con i suoi versi oggi si mette in discussione, dando corpo ai sentimenti con i quali, dice, ha «viaggiato per il mondo» lo fa per offrire una testimonianza che può risultare utile, soprattutto a quelli della nostra generazione, per capire e soprattutto per andare avanti avendo certo, «coscienza dell'utopia», ma senza mai abbassare le bandiere in cui si è creduto e per le quali si sono combattute tante battaglie. Perse o vinte conta poco, proprio perché battersi era giusto ed ancora lo è.
Ed anche un libro di poesia può diventare l'arma per continuare a farlo.(g.d.t.)

