La prefettura sospende la licenza alla fabbrica dei tre operai morti

6 Gennaio 2021

La Procura dice no alla richiesta d’incidente probatorio per il dissequestro della Esplodenti Sabino Nella vicenda indagati i vertici dell’azienda per omicidio colposo, disastro e danno colposo 

CASALBORDINO. Licenza sospesa e no all’incidente probatorio all’interno della Esplodenti Sabino, la polveriera di Casalbordino in cui il 21 dicembre scorso persero la vita tre operai: Carlo Spinelli, 54anni di Casalbordino; Paolo Pepe, 45 anni, di Pollutri e Nicola Colameo, 45 anni, di Guilmi. Il procuratore del tribunale di Vasto, Giampiero Di Florio e il sostituto Gabriella De Lucia si sono opposti alla richiesta presentata dai legali dell’azienda, gli avvocati Franco Barbetti e Arnaldo Tascione, per evidente “insussistenza dei presupposti”. La Procura ha ritenuto vi fossero diversi motivi di inammissibilità all’esecuzione della perizia irripetibile e li ha elencati al gip dello stesso tribunale, Fabrizio Pasquale. L'ultima parola spetta a Pasquale. A quanto si è appreso da fonti della stessa azienda di smaltimento di esplosivi, la richiesta di incidente probatorio sarebbe stata propedeutica al dissequestro della struttura. Qualora il gip dovesse disporre l’incidente probatorio nominerà un nuovo perito balistico. Ora si attendono le decisioni del giudice Fabrizio Pasquale.
Contestualmente alla decisione della Procura, è arrivata la sospensione della licenza d’esercizio disposta dalla prefettura di Chieti per Gianluca Salvatore, titolare della polveriera, e ai dirigenti Tiberio Giustiniano e Stefano Stivaletta. Il provvedimento della prefettura in realtà era stato notificato agli indagati alla vigilia di Natale ma solo ieri la notizia è trapelata.
Il fascicolo della Procura è sulle ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro e danno colposo con l’iscrizione sul registro degli indagati di tre vertici della Esplodenti Sabino e l’iscrizione della società per illeciti amministrativi dipendenti da reato. Le indagini in corso condotte dai carabinieri di Ortona e dal Ris di Roma puntano a ricostruire la catena del lavoro e a individuare eventuali responsabilità. Al momento dell’esplosione le tre vittime erano a fine turno. Hanno preso un’ultima cassetta di razzi di segnalazione per le barche. In genere, a detta degli esperti, non è materiale pericoloso ma invece in quei razzi c’era una polvere che ha fatto esplodere l’altoforno. Proprio le tracce di polvere sui resti delle vittime sono al vaglio dei Ris. Le parti offese sono venti: 8 per Spinelli, 5 per Pepe e 7 per Colameo. Ad assisterle sono gli avvocati Pompeo Del Re, Fiorenzo Cieri, Alessandro e Marco Perrucci. «Ci rimettiamo alle decisioni della Procura e del gip», ha detto l’avvocato Del Re, «quello a cui tengono i miei assistiti e i familiari delle altre vittime e che venga fatta la massima chiarezza e che venga individuata la causa della tragedia». (p.c.)
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