La procura convoca l’aggressore di Daita

Si aggrava la posizione dell’indagato D’Onofrio, il pm Falasca gli contesta il reato di “lesioni insanabili” al giornalista
CHIETI. Simone Daita non tornerà mai più come prima: le lesioni subìte sono insanabili. Così dice il medico legale. Ma nel giro di appena 24 ore, dopo il nostro articolo sulle indagine ferme, la procura e gli investigatori fanno uno scatto in avanti. La posizione dell’indagato s’aggrava. Ora gli contestano un reato che, codice penale alla mano, prevede dai 6 ai 12 anni di reclusione. Ieri sera, l’atto gli è stato notificato insieme alla convocazione in procura per l’interrogatorio davanti al pubblico ministero, Giuseppe Falasca. La procura contesta a Emanuale D’Onofrio, 23 anni di Chieti, le lesioni personali con due speciali aggravanti previste dall'articolo 583 del codice penale. La prima: se dal fatto deriva una malattia o metta in pericolo (e questo è il caso per Daita) la vita della persone offesa ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni. La seconda: la lesione personale è gravissima e si applica la reclusione dai 6 ai 12 anni se dal fatto deriva una malattia certamente o probabilmente insanabile, in questo caso scaturito dal trauma cranico.
Simone Daita, 53 anni, giornalista di Chieti, è ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara dalla notte tra il 28 febbraio e il primo marzo scorsi. Per i medici non c’è più alcuna speranza che torni alla vita di prima. L'indagato, difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto, sarà interrogato martedì prossimo alla luce di questa nuova imputazione. Il punto chiave è che D’Onofrio ha confessato di aver colpito Daita con un solo pugno ma il medico legale, Cristian D’Ovidio, incaricato per un primo accertamento, afferma che il giornalista è stato certamente pestato con molti pugni che gli hanno causato le fratture delle ossa frontale e occipitale e degli zigomi. Da uno o più persone? Non è escluso che il giovane indagato tiri in ballo altri giovani che quella sera erano con lui. Ma prima del suo interrogatorio la procura ha deciso di conferire l'incarico a Davide Ortolano, esperto in informatica, per deregistrare le immagini della telecamera del bar di piazza Vico, in pieno centro, dove si è consumata l’aggressione innescata da una sigaretta negata e da una frase pronunciata da Daita: «Sporchi fascisti vi sparo a tutti». Stando alla prima verifica sulla telecamera, non sarebbero state riprese immagini perché l’impianto era fermo dall’inizio di febbraio per un corto circuito. La procura però non crede a questa versione. E soprattutto alla tesi difensiva di un solo aggressore e un solo pugno. Così, nelle prossime ore, gli investigatori della seconda sezione della mobile, Nicola Di Nicola, Fabrizio Purgatorio e Alessandro Di Michelangelo, ascolteranno 5 nuovi testi presenti al fatto. Chi mente rischia l’incriminazione per favoreggiamento.

