«La Procura riapra le indagini su Benito»

15 Marzo 2019

L’associazione Penelope si appella ai magistrati. E spunta un post su Facebook, poi rimosso: «Anziano seppellito sotto un ulivo»

GUARDIAGRELE. «A due anni dalla scomparsa di Benito Della Penna, non crediamo più all’ipotesi del malore né a quella dell’allontanamento volontario. La Procura di Chieti riapra il fascicolo su questa sparizione e configuri precise ipotesi di reato come il sequestro di persona per rapina o l’omicidio con occultamento di cadavere. In questa vicenda hanno responsabilità terze persone». Annalisa Loconsole, presidente di Penelope Abruzzo, l’associazione di volontariato che si occupa delle persone scomparse, torna sul caso di Benito Della Penna, l’anziano di Guardiagrele sparito nel nulla il 15 marzo 2017: esattamente oggi di due anni fa.
MISTERO AL QUADRIVIO. Erano le 17 di quel giorno quando l’83enne ex panettiere fece perdere si sé ogni traccia dopo avere trascorso un’oretta nei paraggi della sua abitazione, in contrada Piana San Bartolomeo, zona percorsa in ogni istante da un fiume di veicoli per il collegamento, in quel punto, della statale 81 con la zona della Val di Sangro, il Frentano, la fondovalle per Chieti e la zona industriale di Guardiagrele. Benito aveva un problema alla gamba sinistra dove anni prima gli era stata impiantata una protesi e quindi camminava sorreggendosi con un bastone. Non poteva compiere lunghi tragitti a piedi. Ma di lui non è stato trovato nulla: neanche gli occhiali e il bastone che portava sempre con sé. Tutto è finito con lui.
IPOTESI CONTRASTANTI. «Sono trascorsi due anni», riprende Loconsole, «e nonostante tutto quello che è stato messo in campo anche dalla famiglia, dalle associazioni di volontariato, dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, di Benito “non c’è niente. Non crediamo più a un suo allontanamento volontario, così come non è più credibile l’ipotesi del malore. Si sono persi due anni senza arrivare a un risultato e non si può attendere ancora. La Procura di Chieti deve fare qualcosa. È necessario “entrare” in questa scomparsa affrontando tutti i suoi dettagli».
IL POST INQUIETANTE. Di recente è emerso che a novembre 2017, otto mesi dopo la scomparsa, qualcuno postò su Facebook due righe per segnalare che Benito era stato seppellito sotto un ulivo, ma senza indicare dove. Un uomo e una donna, tra parenti e conoscenti dei Della Penna, telefonarono a Rosanna, la figlia dello scomparso, per riferire quanto avevano letto sul social. Ma quel post fu rimosso in fretta. «Forse», sottolinea Annalisa Loconsole, «qualcuno voleva dare una dritta alla famiglia ma poi non ha avuto il coraggio di ammettere laverità. In questa storia c’è qualcuno che sa ma che non vuole parlare. Qualcuno che conosce molto bene che cosa è accaduto in un’ora, un’ora e mezza, nelle vicinanze della casa di Benito. Nelle ricerche che seguirono la scomparsa, si partì dalla costatazione che quell’uomo, con i suoi problemi di deambulazione, non si sarebbe potuto allontanare da solo per più di trenta metri da casa. E i controlli si limitarono alla zona dell’abitazione. Si ipotizzò un malore. Non si fecero accertamenti a 360 gradi. Se Benito fosse morto per cause naturali o per un investimento lo avrebbero trovato in poche ore. Per questo», sostiene la presidente di Penelope Abruzzo, «è giunto il momento in cui la Procura riapra le indagini, togliendo la pratica dalle mani della prefettura visto che quel fascicolo è diventato soloun raccogliore di formalità amministrative. E bisogna ripartire con una indagine seria che predisponga anche le intercettazioni ambientali e telefoniche. Non ci si arrende nelle ricerche soltanto perché la persona scomparsa, come è accaduto nel caso di Benito, è anziana».