La produzione non si ferma, sì allo sciopero

21 Marzo 2020

Atessa. Sindacati pronti allo scontro con le imprese metalmeccaniche che dicono di no allo stop

LANCIANO. Dopo la decisione dei colossi dell'automotive di arrestare la produzione di fronte al dilagare dei casi di contagio da coronavirus sul territorio abruzzese e in Val di Sangro, è la volta delle piccole e medie imprese del tessuto metalmeccanico. Ma non tutte le fabbriche sono decise a fermarsi ed è scontro con i sindacati. Come il caso della Hydro Building System dove sindacati e rsu Fim e Fiom hanno dichiarato sciopero che cesserà in caso l'azienda deciderà di far ricorso alla cassa integrazione. «Non mettiamo in discussione gli sforzi profusi dall'azienda per adeguarsi al protocollo di sicurezza», si legge in una nota, «ma va drasticamente evitata la presenza di personale in fabbrica dal momento che non siamo nelle condizioni di valutare le misure prese in maniera analitica e in considerazione della promiscuità dei mezzi di trasporto. Non possiamo accettare che esistano regole quando sei cittadino e altre quando sei lavoratore».
Alla Isringhausen invece dopo tre giorni di sciopero ad altissima adesione, Fim, Fiom e Uilm hanno concordato con l'azienda la richiesta di cassa integrazione a decorrere dal 12 marzo fino al 13 maggio. Le giornate di sciopero tuttavia non saranno coperte dalla cig. Concordato anche un sopralluogo in azienda per verificare lo stato di sicurezza. Otto ore di sciopero sono state dichiarate ieri invece dalla Fim alla Ma che non ha acconsentito alla richiesta fatta dalle rsu per la cassa integrazione emergenza Covid. «Affidarsi alla buona volontà dei singoli è assolutamente da evitare - interviene il sindaco di Pizzoferrato, Palmerino Fagnilli, «poiché in uno stato di emergenza, sono necessari protocolli comportamentali uniformi. Si auspica la costituzione di una cabina di regia per il sistema industriale abruzzese e della Val di Sangro tra Regione, prefetture, Provincie, Comuni, aziende singole e categoriali, sindacati, Asl, Protezione Civile e quanti possono contribuire per mettere in atto e realizzare una governance unica e armonica».
In Sevel è in atto il fermo produttivo fino al 30 aprile. «La cassa», spiega un comunicato della Fiom, «coprirà dal 12 marzo anche la giornata del 17 in cui un'altra organizzazione ha proclamato lo sciopero. Quel giorno di ripresa lavorativa avevamo fatto capire a tutti i lavoratori che chi non avesse potuto andare al lavoro sarebbe stato coperto dalla cig».
Lo Slai Cobas annuncia anche per il rientro del 30 aprile «qualora dovessero persistere le attuali condizioni di rischio epidemiologico», una nuova iniziativa di «sciopero a tutela dei lavoratori e dei cittadini del territorio». «Esprimiamo il nostro plauso agli operai Sevel e delle altre fabbriche dell’indotto e a Usb e Slai Cobas per gli importanti risultati dello sciopero», interviene Azione Civile Abruzzo. «Lo stop produttivo sia occasione per un deciso cambio di rotta: chiusura delle attività produttive di beni non di prima necessità».
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