La protesta dei vigilanti: siamo senza paga

3 Novembre 2019

Zanola (Filcams): «Stipendi a singhiozzo per molti dei 400 dipendenti della società Aquila»

CHIETI. Turni massacranti, stipendi in ritardo, ferie non godute, riposi saltati e soprattutto tanta discriminazione. I lavoratori della vigilanza privata della società Aquila di Ortona scendono in sciopero e chiedono al prefetto Giacomo Barbato di prendere in mano la situazione.
Lo sciopero è stato indetto per la giornata di ieri dalla Filcams Cgil. Una delegazione guidata dalla segretaria provinciale Filcams Elena Zanola ha presidiato ieri mattina l’ingresso della prefettura in corso Marrucino, ottenendo un appuntamento per la prossima settimana. «Spiegheremo al prefetto la situazione che vivono i circa 400 lavoratori della società che si occupa di vigilanza privata, amministrata da Tommaso Di Nardo», dice la Zanola. «Abbiamo intenzione di andare fino in fondo, anche aprendo una vertenza legale, perché non è possibile che in questa ditta alcuni lavoratori prendano lo stipendio in regola e altri debbano ancora percepire la paga di luglio. E così anche per le ferie e i riposi. I lavoratori non ce la fanno più ad andare avanti in questo modo: oltre al problema degli stipendi e dei turni faticosi, ci sono le variazioni di servizio che arrivano all’ultimo momento, la previdenza complementare non pagata, così come l’assistenza sanitaria integrativa. Persino il pignoramento del quinto non viene erogato».
Dei 400 dipendenti, circa 200 lavorano tra Chieti e Pescara. E sono proprio quelli che si trovano nelle condizioni peggiori. «Sì, effettivamente quelli che lavorano nell’Aquilano e in Molise risentono meno del problema degli stipendi a singhiozzo», conferma la Zanola. «Eppure, a quanto ci è dato sapere, tutti i committenti pagano regolarmente».
La società Aquila lavora per importanti realtà sia in Abruzzo che in Molise. Cura, ad esempio, la vigilanza privata per la Regione, diverse Asl, l’Eni, l’Inps e si occupa anche del trasporto valori delle Poste. Proprio ieri, nel giorno della protesta, c’è stato un assalto a un furgone della società che trasportava i soldi dell’ufficio postale di Santa Teresa di Spoltore.
«Facciamo un lavoro pesante e pericoloso», dicono i dipendenti, «siamo costretti a viaggi lunghi, dobbiamo portare con noi anche le armi e siamo sottoposti a una buona dose di stress. Ma in cambio chiediamo solo quello che ci spetta». (a.i.)