La Provincia torna alla carica: «Ecco le regole per la Via Verde»

9 Febbraio 2021

L’ente ripubblica sul sito il documento che ha ricevuto critiche dalle associazioni ambientaliste Il presidente Pupillo: «Non è nulla di definitivo, siamo disposti ad aprire un tavolo di discussione»

LANCIANO. La Provincia torna alla carica con il regolamento di gestione della Via Verde. La bozza del documento, che aveva sollevato aspre critiche da parte di associazioni ambientaliste, aziende agricole e turistiche, è stata ripubblicata sul sito istituzionale dell’ente, accompagnata dall’avviso che per presentare le osservazioni c’è tempo fino al primo marzo. Lo stop al regolamento, arrivato prima di Natale dalla Regione, non ha fermato l’amministrazione provinciale guidata dal presidente Mario Pupillo, che va avanti con l’iter per dotare di servizi i 42 chilometri della pista ciclopedonale della Costa dei trabocchi.
AVANTI CON LA BOZZA «Non si tratta di un atto di sfiducia o fatto per andare contro qualcuno», spiega il presidente Pupillo, «la struttura è di proprietà della Provincia, che con questo documento fa una ricognizione per conoscere lo stato dell’arte e le necessità dei cittadini che vivono intorno alla Via Verde, degli imprenditori privati interessati a realizzare attività di servizio e degli enti pubblici. Non è il regolamento definitivo, nulla ancora è stato adottato», puntualizza Pupillo, «ma apre un tavolo di discussione con i sindaci, la Regione, le associazioni». A chi invocava più partecipazione a partire dalla stesura della bozza, l’ente di corso Marrucino risponde con un documento già strutturato, lo stesso che ha già mobilitato associazioni e aziende. «Questo è quello che la Provincia propone», ribadisce Pupillo, «ma è un documento aperto e modificabile in relazione alle osservazioni e alle richieste che verranno dagli enti, dalla Regione, dalle associazioni, dai privati, dai cittadini, le quali alla fine saranno aggregate e valutate. La Via Verde ha bisogno di servizi, ma saranno i Comuni a valutarli, a dare l’autorizzazione finale. Se i Comuni non vorranno fare nulla nelle aree che ricadono nei loro territori, non si farà nulla. Ma sarebbe assurdo non attrezzare un’opera che costa 10 milioni di euro».
TIPOLOGIE DI AREE Le aree non impegnate dalla realizzazione della pista ciclopedonale sono state distinte in 5 tipologie: aree a fronte o al lato delle proprietà di operatori privati e/o attività economiche esistenti; aree limitrofe ai trabocchi esistenti; aree oggetto di accordi tra amministrazioni pubbliche; altre aree disponibili ulteriormente distinte per tipologia di utilizzo; aree non disponibili. Su 54 totali, circa 26 sono destinate a servizi: banchi di vendita o per lo stallo di velocipedi allestiti per la vendita stagionale di prodotti in genere, prioritariamente legati al territorio e alle sue specificità; chioschi o installazioni stagionali destinati alla somministrazione di alimenti e bevande o alla vendita di prodotti; occupazioni temporanee o permanenti del suolo come impianti sportivi all’aria aperta, aree di sosta, aree per ombreggi stagionali, servizi igienici e docce, servizi al turista, strutture all’aperto, piccole aree attrezzate. Chioschi e banchi di vendita dovranno essere amovibili, leggeri, prioritariamente realizzati in legno e con dimensioni precise (chioschi massimo 30 metri quadrati compresi i servizi igienici, banchi massimo 3 metri quadrati di superficie). «Una regolamentazione è necessaria», rimarca Pupillo, «sia in termini di rispetto delle norme che di sviluppo. Così si dà anche lo stop agli abusivi».
PRIME REAZIONI La pubblicazione della bozza del regolamento sta creando nuovo fermento tra le associazioni, molte delle quali si sono aggregate in un unico coordinamento. Tra i primi commenti si registra quello di Nuovo Senso Civico, sodalizio favorevole alla nascita di un regolamento: «Per questo abbiamo messo sul piatto tutta la nostra collaborazione, suggerendo le modifiche che avrebbero consentito di rimanere nell’ambito della legge regionale del 2007 e di rendere sostenibile la proposta turistica, rispettando la natura originaria dei luoghi. A quanto pare», concludono dal sodalizio, «si è sentita l’urgenza di pubblicare il testo così come era, ignorando ogni indicazione».
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