«La Provincia? Zero in iniziative»

20 Giugno 2014

D’Amico spara sul centrodestra: errori di gestione e incompiute

CHIETI. «É stata una legislatura povera di protagonismo da parte della maggioranza di centrodestra e del suo presidente, Enrico Di Giuseppantonio, perché anche dove non servivano risorse finanziarie c’è stata inerzia nell’iniziativa politica». Camillo D’Amico, capogruppo provinciale del Pd, suona il “de profundis” della giunta Di Giuseppantonio che si appresta a chiudere il quinquennio amministrativo contraddistinto da una grave tensione finanziaria sfociata, poco dopo l’insediamento a palazzo di Provincia, nel riconoscimento del ministero di ente strutturalmente deficitario. Il capogruppo del Pd, al pari dei colleghi dell’Italia dei valori, Sel e Federazione di Sinistra, riversa ogni colpa sull’amministrazione ancora in carica. «La situazione debitoria attuale dell’ente dipende solo in parte dal calo consistente dei trasferimenti da Stato e Regione. La verità», attacca D’Amico, «è che c’è stata una partenza errata del centrodestra. Nel 2009 gli stessi dirigenti che l’anno prima certificarono un avanzo di bilancio, subito dopo dichiararono un disavanzo. Chiedemmo, senza mai ottenerla, una commissione speciale per avere chiarezza e contezza su dubbi e perplessità che ancora oggi permangono».

Secondo la minoranza, la giunta Di Giuseppantonio trovò molti soldi in cassa nell’anno della sua elezione. «Non a caso, nel 2013, sono state pagate tutte le imprese a credito senza ricorrere», sostiene D’Amico, «ad alcuna anticipazione di cassa». Chilometrico, inoltre, l’elenco delle incompiute. Si va dall’incertezza che attanaglia il futuro della società partecipata Ops, alla mancata realizzazione del Parco della costa teatina per finire con lo scorso utilizzo delle proposte inerenti il Piano formativo. Adesso la cancellazione della tradizionale struttura delle Province comporterà cambiamenti. Il centrosinistra promette un’azione di controllo capillare. «Saremo presenti e vigili garantendo una presenza politica costante», assicura D’Amico, «nell’ente e nel territorio tramite il coordinamento dei capigruppo consiliari». (j.o.)

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