La rabbia dei parenti: «Non c’è giustizia»

Lo sfogo del padre di Letizia: «Questa è la legge». Le parti civili: «Doveva scattare la pena massima»
CHIETI. Dolore e rabbia dopo la sentenza sul duplice femminicidio di Ortona. È scoraggiato Iziano Primiterra, il padre di Letizia che ha seguito ogni udienza: «Purtroppo», dice, «la legge in Italia non c’è. Mi dispiace per il pubblico ministero, ma non è ammissibile: il pm ha delucidato tutto però non si vuole vedere determinate situazioni. Questa è la legge italiana: non è possibile, è indescrivibile».
Anche gli avvocati si dicono «stupiti»: tutti avrebbero scommesso su una condanna all’ergastolo di fronte a due donne uccise con la ferocia di 26 e 52 coltellate.
«Regna un po’ di stupore e di amarezza», dice uno degli avvocati di parte civile, Luca Tirabassi, legale dei Primiterra, «nel senso che ritenevamo e riteniamo che Marfisi dovesse meritare la pena massima. Dobbiamo attendere le motivazioni, ma mi pare possibile ipotizzare che il giudice abbia ritenuto che Marfisi abbia agito con un dolo d’impeto, escludendo che abbia agito in esecuzione di un disegno criminoso programmato e meditato».
«L’ergastolo ci stava tutto, anche con la riduzione del rito. Il pm Giancarlo Ciani», sottolinea un altro avvocato di parte civile Ilario Cocciola, legale dei Pezzella, «ha fatto un lavoro eccelso».
Sul fronte risarcimenti, pare che Marfisi, autonomamente, abbia già versato a tutte le parti civili una somma complessiva di 50mila euro.

