La rapina al portiere diventa un giallo

24 Giugno 2014

Legato, narcotizzato e denudato? La ricostruzione della vittima non convince: dice di aver telefonato usando l’alluce

CHIETI. Se è vero che il portiere rapinato ha chiesto aiuto telefonando con l’alluce del piede destro vuol dire che un posto al circo Orfei non glielo nega nessuno. Ironia a parte, la testimonianza di M.M., 30 anni di Chieti, fa acqua da tutte le parti. Almeno così pare in queste primissime fasi delle indagini. La sua ricostruzione della rapina di sabato notte al Centro di Medicina sportiva dell’Università D’Annunzio per ora non convince.

Ma è stata davvero una rapina? Sarà l’indagine della Squadra Mobile, coordinata dal vice questore vicario, Francesco Costantini e delegata dal pubblico ministero, Giuseppe Falasca, a scoprire la verità. A 48 ore dal misterioso colpo ci limitiamo a ricostruire i fatti e le contraddizioni.

M.M. ha raccontato alla polizia di essere stato rapinato da tre misteriosi individui alle 3,20 della notte tra sabato e domenica scorsa fuori dal suo gabbiotto del Cms che ha sede nel Ciapi in viale Abruzzo a Chieti Scalo. Era uscito non per fumare una sigaretta, come si era detto in un primo momento, ma per un impellente bisogno fisiologico. Ma, a pantaloni ormai scesi, viene aggredito, immobilizzato, narcotizzato e legato con il nastro adesivo. Già questo però è un primo fatto strano, anzi stranissimo: perché i tre banditi avrebbero dovuto appostarsi nel cuore della notte per attendere che il portiere del Centro universitario di medicina sportiva uscisse a fare pipì vicino al muro? Mah!

Passiamo al bottino. Davvero in pochi potevano sapere che l’incasso di venerdì e sabato delle visite della medicina dello sport era rimasto in una piccola cassaforte poggiata, e non murata, nel gabbiotto del portiere che è dipendente della cooperativa Biblos di Pescara. La somma, non inferiore ai 3mila euro e non superiore ai 5mila, sarebbe stata versata in banca solo il lunedì mattina. Ma in pochissimi potevano conoscere la combinazione della cassaforte che è stata comunque aperta. Come? La vittima della rapina avrebbe raccontato di essere stato derubata della chiave e che la combinazione non era un segreto per i tre banditi perché qualcuno l’aveva scritta su un foglietto di carta poggiato accanto alla cassaforte. Incredibile, ma bello deve ancora arrivare.

Il portiere svenuto e incaprettato – così ha riferito agli investigatori – resta per almeno un’ora privo di conoscenza. E la prima cosa che fa appena riprende i sensi è quella di chiamare con il cellulare il suo collega E.B. e non la polizia.

Il collega, alle 4,30, parte subito da Pescara e raggiunge i rapinato a Chieti Scalo.

Ma la testimonianza di E.B. diventa il punto centrale delle indagini. Questi infatti racconta di aver trovato il portiere con i polsi ancora legati con il nastro adesivo. Di liberi, la vittima, aveva solo i piedi. Quindi la telefonata fatta poco prima per chiedere aiuto dev’essere stata una sorta di virtuosismo stile Harri Houdini. La telefonata è stata fatta con un alluce. E’ difficile, ma qualcuno ci riesce.

©RIPRODUZIONE RISERVATA