La Regione chiude il Ciapi Scoppia la rabbia dei dipendenti

Assemblea dei soci per avviare la procedura di liquidazione. Pettinari e Pupillo si oppongono Il personale da 4 anni senza stipendio: un lavoratore dà in escandescenze e arriva la polizia
CHIETI. Un solo punto all’ordine del giorno: l’avvio della procedura di chiusura del Ciapi. L’assemblea straordinaria di ieri pomeriggio nella sede di viale Abruzzo allo Scalo segna l’inizio della fine: il campus internazionale per la formazione professionale difficilmente riuscirà a riaprire le porte. Cinquantuno anni di storia su cui il presidente della Regione, Marco Marsilio, intende mettere definitivamente una pietra sopra. Il direttore e i 10 dipendenti del centro, da oltre 4 anni senza stipendio, provano a fare resistenza: qualcuno perde le staffe e arriva persino la polizia. Ma l’assemblea si tiene lo stesso: votano a favore dello scioglimento la Regione (socio maggioritario con il 97% delle quote) e la Provincia di Pescara (1% delle quote), unico voto contrario quello della Provincia di Chieti (2% delle quote).
COSA SUCCEDERE ORA. La Regione ha ora 30 giorni per nominare un commissario liquidatore che provvederà alla ricognizione dei debiti e del patrimonio, per poi decretare la chiusura. «Anche se il passaggio non è scontato: tutto sta nel vedere se la persona nominata sarà un tecnico in grado di capire come stanno veramente le cose», dice il direttore Ciapi Paolo Cacciagrano, secondo cui il centro di formazione ha tutte le carte per andare avanti. A pensarla così è anche il consigliere regionale Domenico Pettinari (M5S) e il presidente della Provincia di Chieti, Mario Pupillo (Pd), gli unici esponenti politici a essere accorsi al capezzale del Ciapi. Ancora una volta, la politica cittadina si è dimostrata assente.
LA RABBIA DEI DIPENDENTI. Per la decina di lavoratori rimasti l’amaro regalo di Natale è difficile da mandare giù. «Da 50 mesi non prendo lo stipendio eppure non sono mancato un giorno. E questa è la ricompensa», dice un dipendente. Un altro, arrivato all’esasperazione, quando gli viene detto che l’assemblea si sarebbe tenuta a porte chiuse, scardina l’anta di una porta evitandone la chiusura. Qualcuno chiama la polizia e sul posto arrivano gli agenti della Volante. Ma ormai la tensione si è già allentata. Insieme ai dipendenti in servizio arrivano anche quelli in pensione: «Fra mensilità mai pagate e tfr io avanzo 92mila euro», dice Francesco Verna, «adesso che chiudono il Ciapi cosa ne sarà dei soldi che mi devono?»
MARSILIO MANDA FIORETTI. Nonostante si tratti di un’assemblea straordinaria, il presidente della Regione non si presenta. Manda l’assessore alla formazione Piero Fioretti che non può fare altro che riferire la volontà del presidente. Invano il consigliere Pettinari gli chiede garanzie per i dipendenti: dalla riunione non esce alcun atto formale per la loro salvaguardia, se non qualche confusa assicurazione da parte dell’assessore. «In Abruzzo si fanno figli e figliastri», sbotta il consigliere regionale pescarese, «perché i soldi per salvare i tre centri regionali di ricerca o altre strutture regionali, come Abruzzo Sviluppo e Abruzzo Engineering, sono stati trovati. Evidentemente stavolta non c’è volontà politica». Nel 2018 Pettinari fece approvare lo stanziamento di 600mila euro per tre anni per salvare il Ciapi: «Allora trovammo un’identità di vedute anche con il centrodestra, che ora, invece, è assente». «Soldi stanziati e mai arrivati», sottolinea Cacciagrano, «eppure il Ciapi non chiede nulla al di là di ciò che gli spetta: 600mila euro è la quota annua che spetta alla Regione e che la Regione continua a non pagare. Ecco spiegato come siamo arrivati a 4 milioni di euro di debiti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

