«La Regione ignora il problema cinghiali»

Sindaci in rivolta dopo l’ennesimo danno causato da un animale: «Stanchi di raccogliere paure e denunce dei cittadini»
LANCIANO. Il papà 41enne travolto in giardino da un cinghiale solleva il grido unanime dei sindaci del Chietino: «La Regione faccia un provvedimento urgente per ridurre il numero dei cinghiali». Si leva la protesta dei primi cittadini contro il proliferare di questi animali dopo l’ennesimo danno provocato da un cinghiale. Questa volta a farne le spese è un meccanico di Treglio (vedi articolo sotto), travolto da un esemplare di un quintale nel giardino di casa.
Da qui la nuova richiesta di aiuto alla Regione. Appena pochi giorni fa, nell’assemblea Anci svolta a Lanciano, i sindaci avevano chiesto risposte al governatore Luciano D’Alfonso. Invano. «Abbiamo chiesto, e chiediamo, un provvedimento urgente della Regione per bloccare il proliferare di questi animali», dice il sindaco di Fossacesia Enrico Di Giuseppantonio, «c’è bisogno di regole uguali per tutti i Comuni. Non è corretto, infatti, che il prefetto di Chieti ha bloccato le ordinanze anti-cinghiali di 47 sindaci, dichiarandole “non urgenti e contingibili”, mentre quello di Pescara ha dato il via libera alla stessa ordinanza. La Regione deve risolvere il problema e farlo con urgenza». «La Regione e in primis D’Alfonso gettano fumo negli occhi», commenta Massimiliano Berghella, sindaco di Treglio, paese del 41enne ferito, «è vergognoso e adesso devono smetterla. Siamo stanchi, lo dico a nome dei sindaci della provincia, di raccogliere denunce e paure di cittadini aggrediti dai cinghiali, agricoltori con i campi devastati, automobilisti feriti e con danni alle auto. Due persone hanno anche perso la vita in incidenti a causa di cinghiali. La Regione ha promesso norme e risorse per combattere e arginare il fenomeno e la modifica del Regolamento venatorio. Ma non ha fatto alcunché». I sindaci ricordano che si era parlato anche del coinvolgimento della Asl perché la carne di cinghiale possa diventare risorsa con la macellazione come lo è in Umbria. Ma D’Alfonso pareva aver appreso del problema alla riunione Anci. «Sui cinghiali chiedo lumi, ho bisogno di dati», aveva detto il governatore, «per ora so che ne sono 40.000 in regione. Se mettono a rischio la vita delle persone vanno abbattuti, certo con limiti che vanno calcolati e definiti con precisione». «Che calcoli vuole fare se la crescita è incontrollata», replica Domenico Giangiordano, sindaco di Roccascalegna, «ci sono tre cucciolate l’anno, i numeri triplicano. A Roccascalegna ci sono più cinghiali che persone e così in altri comuni della zona. Il selecontrollo per noi è un palliativo. Servono nuove norme e siamo pronti a marciare fino al Ministero per averle, con i cittadini accanto». E accanto ai sindaci c’è anche l’Avas (Associazione vittime animali selvatici) che con i propri esperti aiuta i cittadini con le domande di risarcimento sia in agricoltura che per incidenti stradali. «C’è una decina di cause civili già avviata», dice l’avvocato Anna Franca Rossetti, vice presidente dell’Avas, «e molte altre vertenze stragiudiziali, in fase di trattativa che non ancora arrivano in tribunale». Il caso del meccanico di Treglio, però, potrebbe avere un risvolto penale con la Regione trascinata a processo per lesioni. «È il secondo caso di aggressione», dice l’avvocato, «ad aprile un contadino di Pennadomo è stato attaccato da un cinghiale che lo ha fatto cadere a terra procurandogli una lacerazione sulla gamba».
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