La rivincita di Lettere: aumentano gli iscritti con le nuove lezioni

Nell’anno del Covid si riscopre la facoltà umanistica Il direttore Catenacci: abbiamo rivoluzionato la didattica
CHIETI. La piccola rivincita dei corsi di studio umanistici passa attraverso la capacità di osservare e interpretare i meccanismi della realtà, mettendo in collegamento la creatività letteraria e artistica con la scienza e la tecnica, nel segno di una società sempre più veloce ed eterogenea. Caratteristiche che si sposano con il profilo di un laureato in Lettere e che, nell’anno del Covid, hanno spinto il 20% in più dei ragazzi a scegliere un percorso umanistico.
Succede all’ateneo d’Annunzio, dove quest’anno i nuovi iscritti al dipartimento di Lettere, Arti e Scienze sociali (Dilass) sono arrivati a 310 tra Lettere (218) e Beni culturali (92). I numeri raccontano di un trend ascendente iniziato nel 2015, ma che si è poi consolidato negli ultimi due anni. «All’inizio di questo decennio», rimarca il direttore del Dilass Carmine Catenacci, professore ordinario di lingua e letteratura greca, «c’è stata una tendenza generale al calo degli immatricolati che si è gradualmente capovolta negli ultimi 5 anni».
I motivi dell’interesse nei confronti delle lauree umanistiche sono molteplici. «La società nella quale viviamo», analizza Catenacci, «è una società dei saperi, della complessità e della rapidità: tre parole che si legano benissimo alla formazione umanistica. La trasmissione dei saperi rimanda al ruolo dell’insegnante, la cui importanza è stata rivalutata tantissimo, specie durante questa pandemia. L’insegnamento è uno degli obiettivi più ambiti dai nostri studenti e uno degli sbocchi lavorativi principali. Interpretare un testo, un’opera d’arte o un fatto storico, d'altro canto, è fondamentale per sviluppare la capacità critica e comprendere la complessità della contemporaneità. Molti laureati in Lettere e Beni culturali oggi non lavorano solo in scuole, biblioteche ed enti pubblici, ma anche nelle aziende del territorio». «Sono gli stessi dirigenti di azienda», prosegue Catenacci, «a dirci che il mondo va così veloce che le nozioni, anche e soprattutto quelle tecniche, sono in continua obsolescenza. Oggi ciò che conta è la duttilità e la capacità critica: essere in grado di leggere e osservare i fenomeni, interpretarli e immaginare rapidamente soluzioni e scenari per il futuro. Esattamente il metodo degli studi umanistici».
L’ateneo è in continuo contatto, attraverso master, tirocini e corsi di specializzazione, con le forze produttive abruzzesi, italiane e straniere. Il dottorato di ricerca in Cultural Heritage Studies della d'Annunzio ha stretto un accordo con una società cinese che finanzierà borse di studio per studenti meritevoli. Su questa scia si collocano alcuni insegnamenti introdotti di recente che, come precisa Catenacci, «si inseriscono nel solco della migliore tradizione culturale italiana», ma si agganciano all’informatica, alla tecnica e alla comunicazione ponendosi come «studi vivi, in movimento, radicati nel passato, ma al tempo stesso aperti sul presente e sul futuro». Come “Informatica applicata alla scienze umanistiche” oppure “Televisione e nuovi media” con un indirizzo di ricerca sulle serie televisive. Oltre ai laboratori di scrittura, giornalismo, editing audio, video e web che si aggiungono a quelli tradizionali.
Con l’emergenza sanitaria la base geografica e anagrafica degli iscritti si è allargata, grazie anche al potenziamento della strumentazione tecnologica. «La didattica a distanza», rimarca Catenacci, «ha reso più aperto il rapporto tra studenti e docenti e sta cambiando il modo stesso di comunicare, confrontarsi e dialogare. Ma al tempo stesso rischia di avere pesanti ripercussioni sul piano culturale, perché un’intera generazione di studenti oggi si vede privata di quella ricchezza unica e straordinaria che è lo stimolo formativo in presenza, nel dialogo vivo tra docente e allievo, ma anche tra studenti e studenti. È nostra speranza e nostro obiettivo», conclude, «tornare a valorizzare presto questa dimensione insostituibile dell'ateneo».
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