La rivolta dei negozianti: «Sì alle auto sul Corso»

4 Febbraio 2015

Ortona nella spirale della crisi: un’attività chiusa ogni quattro che restano aperte I commercianti: l’isola pedonale ci ha danneggiati abbastanza, è ora di cambiare

ORTONA. L’isola pedonale non la vogliono più. E se spettasse a loro decidere, l’esperienza la dichiarerebbero chiusa già da domani. Sono i commercianti di corso Vittorio, il cuore del centro storico ormai vittima della legge del quattro a uno, come qualcuno l’ha battezzata: un negozio chiuso ogni quattro che resistono. Invocano il ritorno delle auto e relativi parcheggi, almeno la mattina se non fino alle 5 del pomeriggio, per poi ripristinare ma soltanto a mezzo servizio il tradizionale “struscio” serale. È la malinconia l’umore dominante tra i negozianti, che vivono del ricordo di una classe commerciale ricca, punta di diamante dell’economia cittadina. Enrica Massari, titolare della Caffetteria del Corso, azzarda la sua proposta. «Sul Corso», dice, «devono ritornare le auto almeno di mattina, la gente deve potersi fermare e fare gli acquisti. Nessuno può continuare a sostenere che l’isola pedonale è fatta per gli ortonesi. Non per caso preferiscono i centri commerciali, dove si parcheggia a un passo dall’ingresso. Il Comune deve agire di conseguenza».

È critico anche Nicola Finizio, che conduce la tabaccheria-ricevitoria di fianco alla caffetteria. «Bisognerebbe chiedere alla gente, ed è tanta, che non viene più in centro. Ogni giorno la clientela si assottiglia, mentre dal Comune non arrivano risposte, è una guerra contro i mulini a vento. Per esempio, hanno speso 130mila euro per un impianto di videosorveglianza di sicurezza, ma poi sembra che non ci siano in cassa nemmeno le poche migliaia di euro che servono per la messa in funzione e la manutenzione».

Sul fronte della battaglia per scongiurare la morte del commercio sul corso c’è una di loro, la dietologa e erborista Fioralba Castellano, titolare di Erba Salus e presidente della delegazione di Confcommercio ortonese. «La situazione», attacca, «è di vera e propria emergenza, e in Comune è giunto il momento di misure come la detassazione totale o quasi per le attività di nuova apertura. Lo proporrei in una consulta amministrazione-commercianti, se solo esistesse, perché è diventato un problema anche interloquire con l’istituzione». Poi aggiunge che «di fatto la popolarità dell’isola pedonale è ai minimi storici, mentre i parcheggi intorno al Corso non hanno il gradimento degli ortonesi. Occorre chiedersi se è saggio continuare a proporre vecchie logiche in teoria benefiche ma sorpassate dalla realtà».

Michela Gaspari, di Ntx, rimarca che «il Corso è spopolato, c’è poca gente a passeggiare e ancora meno a fare acquisti», mentre Pasquale Costanzo, titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento classico, tra i capisaldi della tradizione commerciale locale, commenta rassegnato che «questa amministrazione non ha capito, se non a sprazzi, come si sostiene il commercio». Spiega meglio Lella Ballerini, ennesima generazione del marchio ormai centenario di biancheria e coperte. «Un’isola pedonale non può esistere da sola, ma deve essere munito di attrattive che ne fanno un luogo d'incontro irrinunciabile, e corso Vittorio non ne ha». Malinconia suscitano le parole di Raffaelina Toso, quarta generazione di commercianti di moda che conduce Immagine. «A Ortona», constata, «la gente è così intristita dalla crisi che ormai preferisce coprirsi, anziché vestirsi».

Francesco Blasi

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