La rivolta dei segretari di dipartimento

1 Marzo 2017

Ateneo, contestata la classifica di valutazione. Per il Tar Capasso non poteva essere cacciato dal cda

CHIETI. Finiscono in coda alla classifica di merito del 2015 e chiedono di annullare la graduatoria che presenta, a loro dire, errori «abnormi», di cui in primis il cda si sarebbe dovuto accorgere. È la protesta di tutti i 13 segretari di dipartimento dell’università D’Annunzio, tutti relegati nelle ultime 28 posizioni su oltre 350 dipendenti. I segretari scrivono una lettera al rettore Carmine Di Ilio, al direttore generale Filippo Del Vecchio e al presidente del presidente del Nucleo di valutazione Nazzareno Re, in cui oltre sottolineano le incongruenze della valutazione.

La posizione in classifica, «oltre ad apparire di per sé statisticamente anomala», scrivono, è in contrasto con i più che buoni risultati conseguiti dall’intero apparato amministrativo e dal direttore generale che lo sovrintende, con le buone valutazioni espresse dall’utenza, e le buone valutazioni dei vari collaboratori assegnati ai dipartimenti».

«Stride fortemente il confronto tra la cima della classifica», scrivono ancora, «in cui si trovano paradossalmente situazioni di basso gradimento da parte dell’utenza e, viceversa, la coda che ospita alcune delle migliori valutazioni da parte dell’utenza». E poi c’è anche la posizione di Del Vecchio che, dicono, «in diversi casi si è discostato in negativo dal parere espresso dal direttore del dipartimento, determinando in tal modo una ingiusta disparità di trattamento».

Intanto il vertice dannunziano deve incassare anche la sentenza del Tar favorevole al professor Luigi Capasso che aveva chiesto la revoca del provvedimento che lo aveva estromesso dal cda dell’ateneo per motivi di incompatibilità con l’incarico di direttore del Museo universitario. Secondo i giudici amministrativi il docente di antropologia non poteva essere messo alla porta in quel modo, senza cioè neanche avere la possibilità di scegliere tra l’uno e l’altro incarico. Non solo. Capasso non dovrà ridare indietro neanche le somme percepite quale indennità dopo la revoca del suo incarico, che il direttore generale aveva richiesto, e anzi ha diritto anche al pagamento di quelle non corrisposte in virtù della rimozione dalla carica di consigliere di amministrazione, sino ovviamente alla scadenza naturale dell'incarico. L’unica richiesta di Capasso che non è stata accettata dal Tar è quella relativa al risarcimento del danno da lesione della reputazione, che secondo il tribunale amministrativo non c’è stato. Vittoria, dunque, quasi su tutta la linea per il docente di antropologia che fu messo alla porta mentre guidava la contestazione contro una serie di decisioni del vertice universitario. (a.i.)