La rivolta di 35 sindaci contro Ombrina

22 Novembre 2015

Il deputato di Fi Di Stefano: «Politica regionale inefficace contro la deriva petrolifera»

SAN VITO. «Una politica regionale completamente inefficace contro la deriva petrolifera». L'onorevole di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, ha chiamato ieri a raccolta tutti i sindaci del centrodestra a San Vito per fare il punto sull'iter autorizzativo della piattaforma petrolifera a pochi chilometri dalla Costa dei trabocchi e «per smascherare la doppia faccia del Pd e della politica regionale che su Ombrina non ha saputo opporre le giuste ed efficaci azioni di contrasto». Nella sala consiliare del Comune sono arrivati in 35 tra sindaci e amministratori di centrodestra assieme anche ai consiglieri regionali Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri. «Continueremo a contrastare le scelte del Governo», ha detto Di Stefano, «Organizzeremo altre forme di protesta contro la petrolizzazione della costa». L'intento è quello di coinvolgere cittadini e amministratori così come è stato per la battaglia contro il Centro Oli di Ortona dove la sollevazione popolare si rivelò determinante. Tra le azioni amministrative da mettere in campo e c'è la proposta del Comune di San Vito che ha raccolto il suggerimento dell'avvocato Giustino Ciampoli di Milano, che sta patrocinando l'ente in sede giurisdizionale fin dall'inizio della vicenda Ombrina. In sostanza, sintetizza l'assessore all'ambiente Luigi Comini «si chiede alla Regione di approvare con urgenza una legge regionale finalizzata a vietare le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel raggio di 12 miglia dal perimetro esterno delle riserve naturali protette (cosiddetto Sistema delle aree protette della Costa Teatina) istituite con la legge regionale 5 del 30 marzo 2007. Questa previsione legislativa, infatti, a differenza di quella già approvata alcuni giorni fa dal Consiglio regionale, non si configurerebbe in contrasto con la legislazione statale superando il vaglio di costituzionalità». Secondo la Corte costituzionale le Regioni nell'esercizio delle loro competenze devono infatti «rispettare la normativa statale di tutela dell'ambiente, ma possono stabilire per il raggiungimento dei fini propri delle loro competenze livelli di tutela più elevati». (d.d.l.)