La Sanmarco dà il via agli scioperi «No agli esuberi in Val di Sangro»

L’azienda, dopo l’annuncio della mobilità per 50 dipendenti, diventa il simbolo della lotta delle tute blu Iniziative della Fim Cisl in vista della manifestazione nazionale del 28 luglio: «Avanti anche senza Uilm»
ATESSA. È la Sanmarco, suo malgrado, il simbolo della lotta ai licenziamenti in Val di Sangro. L'apertura della procedura di mobilità per 50 dipendenti nei giorni scorsi ha sconvolto il mondo operaio del settore metalmeccanico. Ecco perché la Fim Cisl ha proposto di aderire allo sciopero nazionale delle aziende metalmeccaniche di mercoledì 28 luglio con uno sciopero e manifestazione proprio davanti ai cancelli della Sanmarco. «Anche in questa occasione è mancata l'unità sindacale», spiega tuttavia la Fim in una nota in riferimento ai dissidi tra sindacati nella vertenza Sanmarco, «a causa del diniego della Uilm lo sciopero verrà indetto con un sit-in nella sede della Re.Law ad Atessa, in via Acquaviva, 25, dalle 9.30 alle 11.30».
Ma la Fim non ha rinunciato a una manifestazione per sensibilizzare il territorio al futuro incerto di 50 dipendenti Sanmarco e a quello della stessa azienda produttrice di cassoni per furgoni commerciali leggeri Sevel. Ieri è stato indetto uno sciopero con una manifestazione davanti all'azienda. «Tanta è stata la solidarietà nei confronti dei lavoratori che da mesi subiscono l'arroganza aziendale». è intervenuto Amedeo Nanni, operatore Fim-Cisl, «l'azienda ha deciso di avviare la procedura di licenziamento nonostante la possibilità di sfruttare altri mesi di cassa straordinaria e cassa Covid. La segreteria Fim Cisl aveva proposto a tutte le sigle di organizzare uno sciopero per i motivi indicati a livello nazionale ma purtroppo, anche in questa occasione, abbiamo ricevuto un diniego dall'organizzazione sindacale Uilm. Continueremo come Fim Cisl ad attuare tutte le iniziative possibili al fine di tutelare i lavoratori del nostro territorio».
Da mesi la Sanmarco preoccupa i lavoratori. L'ipotesi del licenziamento di 80 dipendenti era da tempo nell'aria. E attualmente, su circa 140 dipendenti, sulle catene di montaggio ne lavoravano solo una settantina a causa della mancanza di nuovi ordinativi. Tra le numerose lavorazioni che prima svolgeva la fabbrica metalmeccanica, infatti, negli ultimi tempi è rimasta solo la fornitura per la vicina Sevel. I dipendenti non al lavoro erano stati posti in cassa integrazione, ma senza rotazione, cosa denunciata dai sindacati.
L'azienda ha quindi fatto sapere che a causa di una flessione del fatturato non può mantenere in essere tutti i rapporti di lavoro. La procedura avviata è la 223 che prevede di tenere in considerazione carichi familiari, anzianità di servizio ed esigenze tecnico produttive. (d.d.l.)
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