La scala mobile chiusa avviati 18 licenziamenti

3 Maggio 2019

Blu Parking manda a casa gli addetti dell’impianto di risalita e dei parcheggi I sindacati UilTucs e Cisl si appellano al prefetto: «Ora tuteliamo i lavoratori»

CHIETI. «Molto probabilmente per il 19, quando anche i parcheggi torneranno a essere a pagamento, potremo riaprire anche la scala mobile». Parola dell’assessore ai lavori pubblici Raffaele Di Felice, che argina in questo modo le polemiche sull’impianto di risalita chiuso dopo che il Comune ne ha ripreso la gestione senza avere ancora tutti i permessi a posto. Bisognerà aspettare l’Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), che notoriamente ha tempi molto lunghi, e la Regione, che non ha mai brillato per velocità burocratica, per avere il via libera alla riapertura di due delle quattro rampe dell’impianto.
Oltre alla scala mobile chiusa e ai parcheggi gratis fino al 19 maggio (in attesa dei nuovi parcometri e dei corsi di aggiornamento per formare gli operai di Teateservizi che prenderà tutto in gestione), c’è anche un’altra novità. E non è bella. La Blu Parking di Alfiero Marcotullio, non potendo più gestire parcheggi e scala mobile, licenzia i 18 lavoratori che se ne occupavano. La procedura di licenziamento collettivo è stata aperta lo scorso 29 aprile. Scendono in campo i sindacati. La UilTucs Abruzzo e la Fit Cisl, con Mario Miccoli e Michele Mastrogiuseppe, annunciano battaglia, puntando il dito contro il Comune che si è ripreso il servizio senza tutelare i lavoratori. In particolare si tratta di 14 ausiliari del traffico e di 4 tra addetti alle pulizie, manutenzione e amministrativi di cui circa il 90% vanta una anzianità di servizio sull’appalto che supera i 15 anni, «per cui», dicono i sindacati, «si chiede garanzia e tutela occupazionale senza la quale si determinerebbe un grave danno occupazionale e sociale per le 18 famiglie coinvolte che si vedrebbero private del sostentamento, soprattutto in considerazione del fatto che molti dei lavoratori hanno superato i 50 anni e per cui risultano soggetti difficilmente reinseribili nel mercato del lavoro.
«Senza entrare nel merito delle beghe legali ma affrontando la questione dal punto di vista prettamente sociale, ci chiediamo come possa l’ente generare disoccupazione», continuano i due rappresentanti sindacali, «ci aspettiamo che il primo cittadino Umberto Di Primio si metta una mano sulla coscienza e a tal proposito abbiamo fatto una richiesta urgente per avere un incontro alla prefettura che, ci auspichiamo, coinvolga a stretto giro tutti gli attori interessati, in modo da concertare un’azione di tutela a favore dei lavoratori», concludono Miccoli e Mastrogiuseppe. (a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.