La scelta tre giovani: diventano suore

Celebrazione solenne in cattedrale del vescovo Forte: «Vivete nella solidarietà, crescete in fraternità»
CHIETI. Ieri la cattedrale della città ha ospitato un momento importante: è stato il giorno delle vestizioni delle suore Marisa Martucci e Federica Campana e quello della professione perpetua di Michela Zambarbieri. La chiesa di San Giustino è gremita, si contano almeno 800 persone che sono giunte in città a bordo di bus e auto per condividere la gioia, familiari, amici, parenti delle sorelle per stare accanto a chi sceglie di dedicare la propria vita a Dio. Per loro era stato riservato il parcheggio dell’intera piazza per agevolarli nel raggiungimento della cattedrale.
«L’augurio che faccio a loro è quello di vivere nella solidarietà, nell’accoglienza e nell’amore verso Dio. Quello di crescere nella fraternità» dice il vescovo dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto, Bruno Forte, che ha celebrato il rito e condotto le cerimonie. Le musiche del coro della chiesa fanno risuonare la speranza: per le tre religiose è un giorno di inizio e di compimento allo stesso tempo, un percorso dedicato alla castità, alla povertà, all’obbedienza e all’immolazione di serenità.
Marisa ha così ricevuto l’abito tra le suore Figlie dell’amore di Gesù e Maria, è della parrocchia di San Bartolomeo apostolo in Brecciarola. Poi lo stesso accade per Federica, lei è della Regina Pacis in Forlì. E infine l’ “ormai” suor Michela, dopo il rito solenne, di fronte all’altare, in un momento mistico ed evocativo che non può essere spiegato a parole. È lei che ha compiuto la professione perpetua tra le suore Figlie dell’amore di Gesù e Maria: viene dalla parrocchia di San Martino vescovo in Casalmaiocco, in provincia di Lodi, in Lombardia.
Tanti i presenti, tante le delegazioni religiose provenienti da tutta Italia e persino dalla Svizzera. C’anche la madre generale suor Vera, che non ha bisogno di presentazioni. Accompagna le sorelle insieme alla Zambarbieri, che alla fine della cerimonia si stringe in un abbraccio con il vescovo Forte. Ed è a lui che suor Vera infine si rivolge: «Non possiamo vivere senza di lei, senza una guida per noi sicura».
Poi le sue parole sono dirette a tutte le sorelle che hanno partecipato: «La nostra vita non ha senso senza la preghiera, in un mondo in cui i poveri soffrono sempre di più. Vi invito a chiedere a tutti di pregare, perché siamo umili peccatori, ma il Signore si fida di noi».
E poi una benedizione da parte del vescovo: «Benedica anche questi figli arrivati dalla Svizzera e da tutta Italia fin dalla Sicilia, in modo da poter partecipare tutti al suo amore», dice la madre sempre a Forte. Un giubilo finale, che fa espandere la serenità in un giorno importante. A condividerlo, tra gli altri, c’è anche l’assessore Antonio Viola e i membri della Famiglia del presepe.
Edoardo Raimondi

