La sorgente del Verde è a secco: senz’acqua di notte 30mila utenti

Restano i problemi all’impianto di Fara San Martino malgrado l’accensione di 4 pompe di sollevamento Disagi in trenta Comuni (il 19% della popolazione residente) per la risorsa in calo di 250 litri al secondo
LANCIANO. È in profondo rosso la sorgente del Verde. Nonostante l’accensione delle quattro pompe di sollevamento a Fara San Martino, eroga 250 litri in meno di acqua al secondo rispetto al necessario. Significa che circa 30mila utenti sui 160mila della Sasi restano con i rubinetti a secco quasi ogni sera. La Sasi spiega con la mancanza di acqua alla sorgente le chiusure notturne che vanno avanti da due anni esasperando gli utenti che fanno i conti, di giorno, pure con pressione bassa, rotture improvvise e riparazioni programmate senza avvisi. Che fare? La Sasi va avanti con i lavori di ricerca perdite, riparazioni e con i fondi Pnrr costruirà la nuova condotta Fara-Scerni e il potabilizzatore di Altino. Ma bisognerà attendere il 2026 per vederli concretamente. Nel frattempo bisogna sperare che piova e faccia la neve pure nei momenti giusti: ora ad esempio la neve c'è, ma è congelata e quindi l'acqua scarseggia.
I NUMERI DELLA CRISITrenta comuni, circa 30mila utenti sui 160mila Sasi (il 19%) che tutti i giorni, la sera, hanno i rubinetti a secco. La sorgente Verde che è a meno di 1.000 litri al secondo di acqua mentre ne dovrebbe erogare 1.250 per assicurare il servizio a tutti, nonostante l’accensione dei 4 pozzi di Fara. Due anni con pochissima pioggia e neve tanto che pure le falde sono sempre più asciutte. È la descrizione, numeri alla mano, della crisi idrica da parte della Sasi, la Società che gestisce il servizio idrico in 87 comuni del Chietino. «Comprendiamo i disagi e le rimostranze degli utenti», precisa il presidente Sasi Gianfranco Basterebbe, «ma mancano 250 litri al secondo rispetto a quelli necessari a coprire le esigenze di tutti e sono in funzione pure i pozzi; senza saremmo al 50% della risorsa con problemi ancora più gravi. Questo significa che nonostante siamo ancora in inverno, dobbiamo fare chiusure, soprattutto notturne, in 30 Comuni». E nel quotidiano elenco delle chiusure ci sono le contrade delle città maggiori come Lanciano - 2.500 utenti coinvolti - Vasto e San Salvo, e poi Atessa, Mozzagrogna, Santa Maria Imbaro, Archi, Perano, San Vito, Fossacesia e il Vastese. «Purtroppo la risorsa scarseggia perché veniamo da due anni difficili con le precipitazioni ridotte», riprende Basterebbe mostrando un grafico sull’andamento della sorgente. «La carenza di acqua è però un problema nazionale, non è “colpa” della Sasi che sta facendo lavori per migliorare il servizio». «Sarà, ma sono due anni che siamo senza acqua ogni giorno e siamo allo stremo», protestano dalle contrade. «Non è possibile non potersi lavare il viso appena svegli o accendere le lavatrici di sera per consumare meno energia perché non c’è l’acqua. A questo punto non dovremmo più pagare le bollette che invece arrivano puntuali». Nelle contrade Basterebbe spiega che gli utenti sono raddoppiati ma le condotte e i serbatoi sono gli stessi di 60 anni fa e non portano abbastanza acqua.
I LAVORIPer contenere le oggettive difficoltà legate alla mancanza di acqua, la Sasi sta facendo lavori e ha diversi progetti. «Un primo grande intervento già aggiudicato riguarda la sostituzione delle tubature da Fara a Scerni e la creazione di una terza canna», dice Basterebbe, «poi la realizzazione di un potabilizzatore ad Altino che usufruirà dell’acqua del rilascio Acea: affidata la progettazione. Il terzo progetto riguarda il collegamento delle sorgenti. Sono lavori con i 41,5 milioni del Pnrr che renderanno il servizio più efficiente. Poi con fondi nostri, Masterplan e altri, investiamo ogni anno 4 milioni per le riparazioni, e c’è la ricerca perdite in corso a Lanciano e Ortona. Sui 6 comuni dell’Avello (tra cui Guardiagrele) e Palombaro abbiamo investito 1.300.000 euro per ricerca perdite e riparazioni; stessi lavori appaltati ora per Gissi, Furci, San Buono, Cupello e Monteodorisio. A parte i 41.5 milioni del Pnrr servirebbero altri 200 milioni alla Sasi per rimettere a nuovo il sistema».
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