La squadra si allena dopo l’intossicazione
Montazzoli. Il dirigente Carapello: «La paura è passata». Ma ad Atessa è lite sulla funzione dell’ospedale
MONTAZZOLI. Tornano ad allenarsi i ragazzi del Montazzoli calcio che sabato notte sono rimasti intossicati dal monossido di carbonio. Se a Montazzoli un intero paese ha gioito, ad Atessa monta la polemica tra maggioranza e minoranza consiliare. Sabato pomeriggio alcune decine di persone, tra atleti e dirigenti, si ritrovano nell’oratorio per cucinare la “pecora alla callara o alla cottora”, piatto tipico che presuppone ore di cottura. Due grossi pentoloni erano stati messi sui bruciatori alimentati da altrettante bombole gpl, l’ambiente non molto ampio, le persone nella stanza tante: tutte condizioni che hanno determinato una diminuzione dell’ossigeno nell’aria. Iniziano i malori, in otto vanno al Pronto soccorso di Atessa, altri a Vasto e Ortona. Scatta l’emergenza e, grazie ai medici del Pronto soccorso dell’ospedale San Camillo e alla centrale operativa del 118, si dispone il ricovero di sei pazienti nel Centro iperbarico adriatico di Fano. A Montazzoli sono inviate tre ambulanze, vigili del fuoco e carabinieri. Domenica, per fortuna, i pazienti fanno ritorno a casa.
«La paura è passata», afferma Mario Carapello, assessore allo sport e dirigente del Montazzoli calcio, «domenica i nostri campioni saranno in campo per dare come al solito il meglio».
Ad Atessa invece c’è polemica. «Il Pronto soccorso di Atessa contribuisce a assistere una squadra di calcio intossicata da una fuga di gas. È la riprova dell’importanza di avere un ospedale di territorio» ha affermato il sindaco di Atessa Giulio Borrelli. A breve giro la risposta della minoranza di LiberAtessa: «Ciò che dice Borrelli sull’intossicazione della squadra di calcio conferma che il nostro ospedale non ricovera, ma la cosa più grave è che la sanità abruzzese deve ricorrere all’ospedale di Fano, fuori Regione, per un’intossicazione e i cittadini pagano le conseguenze». Così risponde Borrelli: «LiberAtessa ha voluto fare polemica anche in questo caso infangando un’operazione di soccorso che ha visto impegnate, con grande professionalità, diverse strutture della Asl, oltre il Pronto soccorso di qui. Il ricorso a una camera iperbarica fuori regione è dovuto al fatto che da oltre vent’anni una struttura del genere è stata dismessa in Abruzzo e nessuna amministrazione, comprese quelle amiche di LiberAtessa, l’ha rimessa in piedi». «Purtroppo», commenta LiberAtessa, «il Pronto soccorso di Atessa attraverso il 118 non ricovera e poi, perché l’assessore regionale Silvio Paolucci non è stato capace di riattivare una camera iperbarica per l’Abruzzo?». Matteo Del Nobile
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