La stele di Numisio arriva al castello ducale
Casoli. Il sindaco Tiberini ambizioso: «È il primo passo per la nascita di un museo archeologico»
CASOLI. Il castello ducale ha un nuovo reperto da mostrare ai visitatori e studiosi: la "stele di Numisio Ituraeo", collocata in una delle sale a pianterreno. Un trasferimento compiuto alla presenza del funzionario archeologo della Soprintendenza di Chieti, Rosanna Tuteri, con il supporto tecnico operativo del Comune e dell’associazione “La Roma antica”.
È un primo passo del futuro museo archeologico di Cluviae. Già nel 1966 il professor Nicola Fiorentino aveva individuato il blocco in pietra calcarea con incisa la dedica delle figlie "Dorchas e Oenagris" dal padre Numisio, collocata in un’abitazione della famiglia De Simone a Piano La Roma. L’odierna proprietaria, Giuseppina Cicchini, con grande attenzione, ha compreso il valore storico di quel masso di pietra per secoli utilizzato come seduta. Questa l’iscrizione: «Sex. Numisio Sex. f. Ituraeo Dorchas et Oenagris filiae P (posuerunt)». Il reperto aveva suscitato interesse da parte del professor Adriano La Regina, presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte e soprintendente archeologo di Roma dal 1976 al 2004.
La Regina, al quale lo scorso 8 giugno è stata conferita la cittadinanza onoraria da parte del Comune di Casoli, ha auspicato in più occasioni il recupero della stele come primo passo per la realizzazione di un museo archeologico nel palazzo ducale, luogo dove potrebbero trovare idonea collocazione i reperti archeologici del sito. «Le sue sollecitazioni», afferma l'assessore comunale, Dina Colanzi, «sono state recepite sia dall’associazione “La Roma Antica”, che si sta adoperando affinché il sito di La Roma, per troppo tempo trascurato, possa ricevere la giusta valorizzazione, sia dal Comune che, per quanto di competenza, riserva particolare attenzione ad una parte così importante del proprio territorio».
Per il sindaco Massimo Tiberini, Casoli può diventare un «polo culturale e nodo di un sistema museale territoriale». «Nell’area del Sangro Aventino», dice, «sono presenti attrattori culturali che possono costituire una offerta al turismo che caratterizza le terre di mezzo». Matteo Del Nobile
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