La strada belvedere sta cedendo

Aumentano le crepe anche sulla passeggiata della Loggia Amblingh e sulla Vasto-San Salvo
VASTO. L' ultimo appello il compianto Ignazio Rullo, ex dirigente dell'Ufficio Servizi del Comune lo aveva fatto pochi giorni prima di morire. «Crisi idrica e dissesto vanno a braccetto. Il 50 per cento dell'acqua viene disperso nel sottosuolo. È urgente riuscire a captare le acque meteoriche che dall'alto della collina discendono fino al mare. La grande quantità di acqua che scorre sotto la città rischia di creare scivolamenti e dissesti».
Una dichiarazione che a distanza di qualche mese appare profetica e fondata. La città ha sempre meno acqua e sul costone orientale e sulla riviera i segni dei cedimenti sono ogni giorno più evidenti. Un tratto di riviera è stato ingoiato dal mare. La passeggiata della Loggia Amblingh e il Belvedere Adriatico sono deturpati da preoccupanti crepe. La strada provinciale Vasto-San Salvo si è abbassata di almeno 20 centimetri e in alcuni tratti il dislivello fra le due corsie di marcia crea enormi problemi alla viabilità. Storici ed esperti suggeriscono di eseguire un'accurata perizia nella zona per evitare un possibile e devastante smottamento. Tutta la città ha bisogno urgente di nuove cure. I sintomi dell'antico male, la fragilità morfologica, tornano a manifestarsi in maniera preoccupante. La città, che ricorda con terrore la frana del 1956, continua a dare segni di cedimento.
«Che Vasto sia una località franosa non è una novità», ha più volte affermato il geologo Elio Bitritto, in passato consulente del Comune. «A provocare buche e voragini è la concomitanza di due fattori: la presenza di acqua nel sottosuolo, dovuta a continue perdite delle condotte e allo scolo delle grondaie, ma anche la natura sabbiosa e argillosa della collina istoniense. La passeggiata poggia su un costone molto fragile. Strati di argilla si sovrappongono a strati di sabbia. I residenti chiedono ispezioni più approfondite per escludere rischi di frane o scivolamenti. Sulla parete collinare del costone orientale poi è visibile il distacco del sostegno in cemento armato realizzato negli anni '90 con un finanziamento regionale di 5 milioni e 200 mila euro. Servirebbe un nuovo robusto intervento di consolidamento: dreni, rinforzi strutturali con terre armate, grate e canalizzazioni. Una chimera in un periodo di profonda crisi economica.
«E allora si faccia almeno il possibile per sistemare le condotte idriche e captare l'acqua», chiedono i cittadini preoccupati.
Presto intanto partiranno i lavori di sistemazione di piazza Marconi.
Paola Calvano
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