«La vertenza Carraro è ancora aperta»

22 Dicembre 2017

POGGIOFIORITO. «La vertenza riguardante la Carraro di Poggiofiorito purtroppo non è ancora chiusa, anzi la strada è ancora molto lunga e dolorosa». Primiano Biscotti (Fim Cisl) e Andrea De Lutis...

POGGIOFIORITO. «La vertenza riguardante la Carraro di Poggiofiorito purtroppo non è ancora chiusa, anzi la strada è ancora molto lunga e dolorosa». Primiano Biscotti (Fim Cisl) e Andrea De Lutis (Fiom Cgil) tengono a fare delle precisazioni in merito all’articolo apparso sul Centro relativamente all’evento Carraro Tractors Day, che si è svolto sabato scorso nello stabilimento di contrada Mortella. A detta dei sindacati, la vertenza non è chiusa dopo la decisione di riconvertire lo stabilimento della Marrucina da area soggetta a lavorazioni meccaniche in un’altra caratterizzata da attività logistiche. Si tratta però di un percorso «che durerà diversi mesi e che prevederà la riconversione dello stabilimento da produzione ingranaggi a logistica e magazzini, e l’accompagnamento del personale in esubero al quale purtroppo non è stato possibile trovare soluzione». Riuscire a scongiurare la chiusura del sito produttivo è stato un risultato importante, ma «resta l’amaro in bocca per le persone che resteranno senza lavoro».
Ad oggi nello stabilimento ci sono ancora più di trenta persone dichiarate in esubero: «La chiusura è stata evitata ma non dimentichiamo che a dicembre 2016 sono iniziati interventi sul personale che hanno visto la risoluzione del contratto di lavoro attraverso la non opposizione al licenziamento in maniera incentivata per 13 persone», continuano De Lutis e Biscotti, «a dicembre 2017 si replica con ulteriori 11 persone e da inizio 2018 a metà 2020 è prevista l’uscita di altre 30 persone per assestare l’organico alle reali necessità che le nuove attività prevedono». Sull’allestimento dello showroom dei trattori nel sito di Poggiofiorito, anche i sindacati confermano che l’attività darà lustro in Abruzzo al gruppo Carraro. Tornando sulla vertenza, De Lutis e Biscotti concludono sostenendo che potrà essere dichiarata chiusa «solo ed esclusivamente quando le nuove attività prenderanno forma, e quando tutte le lavoratrici e lavoratori saranno accompagnati nella nuova attività o verso un nuovo futuro, attraverso l’incentivazione all’uscita con la non opposizione al licenziamento».(a.s.)
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