Lacrime, cori e colombe: l’ultimo saluto al presidente

In 500 affollano lo stadio per Domenico Di Fazio, simbolo della squadra di calcio I giocatori: «Eri il nostro punto di riferimento, vinceremo il campionato per te»
RAPINO. Non poteva che andare così: un funerale all’interno di un campo sportivo. Sì, perché quel campo sportivo era gran parte della vita di Domenico Di Fazio, 37enne presidente del Rapino calcio, morto nella notte tra venerdì e sabato nell’incidente stradale in cui hanno perso la vita altri tre ragazzi, i fratelli Massimiliano e Alessandro Fiore di Casoli e il cugino Mattia Lorenzo Menna di Altino. A Rapino un funerale del genere non si era mai visto: oltre 500 persone hanno riempito ieri pomeriggio il campo sportivo. Sono state dislocate sulle tribune, all’interno dell’area di gioco, in piedi e sulle sedie messe a distanza di sicurezza. Al centro c'era la bara di Domenico e vicino un piccolo gazebo dove far riparare dal sole la famiglia, con la mamma Ginetta, il padre Rocco, la sorella Valentina, il fratello Marco e la fidanzata Lorena. «Ciao pres, questo campo lo hai sempre ritenuto casa tua», ha detto il calciatore del Rapino Alessandro Amoroso prendendo la parola attorniato dai compagni al termine del rito funebre, «il posto dove tutti sapevano di trovarti in qualsiasi momento della giornata, il posto dove ti sentivi te stesso. Eri un punto fermo. Presidente, custode, magazziniere, amico sincero. Tutto il paese ti conosceva, perché eri una persona che il paese lo viveva e che si metteva al servizio in tutti i modi immaginabili. Da lassù ti chiediamo di vegliare i tuoi cari e i tuoi amici. E in questo momento così importante aiuta anche Fabio perché torni il prima possibile da noi». Fabio Iacobini, 30 anni di Crecchio, è il quinto ragazzo coinvolto nell’incidente: l’unico che si è salvato, anche se ora è ricoverato nella Rianimazione di Chieti. Era lui che guidava in quella tragica notte con accanto Domenico che invece non aveva la patente. Aveva paura di guidare: ogni volta che entrava in auto raccomandava prudenza al guidatore. Era una serata di festa per il Rapino calcio: dopo la cena della squadra, giocatori, dirigenti e staff stavano andando in un locale di Chieti. L’ultima auto era quella di Fabio e Domenico. «Lui era il nostro numero uno», ha detto Donato D’Amore, capitano del Rapino, «ma non solo dentro il campo da calcio, anche fuori. E ora manterremo la promessa che gli abbiamo fatto: portare il Rapino in Promozione». Una promessa fatta platealmente a tutto il paese, per metà riunito al campo sportivo insieme al sindaco Rocco Micucci. Al funerale c’erano anche molti altri sindaci: quello di Fara Filiorum Petri Camillo D’Onofrio, di San Martino sulla Marrucina Luciano Giammarino, di Casoli Massimo Tiberini, di Altino Vincenzo Muratelli, di Crecchio Nicolino Di Paolo, di Vacri Piergiuseppe Mammarella, di Ripa Teatina Ignazio Rucci, di Villamagna Renato Sisofo, e il vicesindaco di Ari Daniela Mincone. C’era anche il comandante dei carabinieri della stazione di Rapino, Giovanni Del Duca, e gli uomini della Protezione civile di Rapino, di cui Domenico faceva parte, «lui era sempre presente», ha ricordato il sindaco Micucci, «nell’ultimo messaggio che mi hai mandato dopo il nubifragio dei giorni scorsi mi hai scritto di chiamarti se serviva una mano, ti ho risposto che non serviva. Dopo due minuti eri lì, con noi, a regolare il traffico. Dedicheremo a te questo posto, perché era diventata la tua casa». La generosità di Domenico è stata ricordata al termine della cerimonia anche dall’amico Giustino De Nardis che ha fatto incidere a Domenico, che tra le sue doti aveva anche quella del canto, un cd, insieme alla squadra di calcio, a favore dei bambini dell’Agbe (associazione bambini emopatici). De Nardis ha fatto risuonare la canzone cantata da Domenico e così tra applausi, cori da stadio, palloncini e una colomba bianca, liberati in cielo, si è chiuso l’ultimo saluto al presidente.
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