Lacrime e applausi per l’addio a Mirella

Lanciano. In tanti al funerale della donna morta nello schianto. Il parroco: in cielo c’è un angelo in più
LANCIANO . Commozione e incredulità per un destino così tragico. Sono i sentimenti che si leggono sui volti di quanti, ieri pomeriggio, hanno dato l’ultimo saluto a Mirella Di Menno Di Bucchianico. Nella piccola chiesa di San Donato martire, nel cuore della contrada di Villa Martelli, c’è posto solo per 40 persone, i familiari più stretti della 41enne deceduta lunedì sera, cinque giorni dopo lo schianto in auto sulla circonvallazione di Pescara. Tutti gli altri, e sono in tanti, restano in piedi fuori, sul sagrato della chiesa, fino al termine della funzione. La bara di legno chiaro è ricoperta di rose bianche e peonie. Sopra vi è adagiata una foto di Mirella, raggiante in un abito turchese, il mare sullo sfondo.
«In questo momento di sbigottimento e dolore è lecito porsi degli interrogativi», dice nell’omelia don Nicola Giampietro, sacerdote della vicina chiesa di Santa Rita, che ha celebrato la funzione insieme al parroco di Villa Martelli, don Toni Pisano, «perché per una distrazione ci debba essere una fine così tragica». La notte tra il 29 e il 30 luglio scorsi, mentre tornava da Pescara, dopo una cena, l’auto di Mirella è finita contro il guardrail. La giovane donna avrebbe perso autonomamente il controllo della vettura. «Quello che è successo alla cara Mirella ci ricorda una volta di più la precarietà e la provvisorietà della vita», sottolinea don Nicola, «il Signore ha trovato in lei un altro angelo. Chiediamo a Lui aiuto per accettare che Mirella non sia più con noi e ringraziamo di avercela donata».
Ci sono i colleghi della Rimfruit Op di Sant’Apollinare, a San Vito Chietino, dove la 41enne lavorava da anni come addetta al confezionamento della frutta e si formava per diventare responsabile della qualità. Ci sono i vecchi compagni di scuola della ragioneria, l’istituto Fermi di Lanciano, gli amici di Orsogna. Inconsolabili nel loro dolore i genitori, mamma Maria e il papà, mastro Ernesto, come lo conosco tutti, imprenditore edile in pensione. A sorreggerli gli altri due figli, Federico e Gabriella, a cui i colleghi di lavoro della Dolciaria D’Orsogna e di Casartigiani esprimono la loro vicinanza. All’uscita dalla chiesa il feretro viene accolto da un caloroso applauso. Mamma Maria si adagia ancora una volta sulla bara, che la separa da quella figlia così bella e sempre sorridente. Come la ricorderanno tutti, per sempre. (s.so.)

