«Lanciano città dell’accoglienza»

Nella Giornata del rifugiato le voci dei migranti che sono riusciti a integrarsi
LANCIANO . Città Medaglia d’oro al valor militare e città accogliente, città del Miracolo e città solidale. Si è mostrata così giovedì sera Lanciano in occasione della Giornata internazionale del rifugiato. E dopo la chiusura in 24 ore di uno dei Cas (centri di accoglienza straordinaria) più efficienti d’Italia e alcuni episodi di razzismo emersi, questa giornata ha acquistato un senso e un valore diverso. A raccontare storie di ordinaria fratellanza e accoglienza c’erano rappresentanti del Comune, della diocesi, delle istituzioni, della scuola di italiano Penny Wirton (gestita egregiamente da volontari e diventata un esempio virtuoso in campo nazionale), della comunità romanì, della cultura cittadina. E c’erano soprattutto loro, i cittadini acquisiti di Lanciano: Qasir, Bob, Raul e altri che hanno testimoniato con affetto e gratitudine che Lanciano «è una città di persone belle». «Sono stato il primo utente del Cas di Villa Elce e non me ne vergogno», ha detto Bob, calciatore, trascinando vocali e consonanti in una perfetta cadenza locale, «mi hanno sempre trattato tutti bene. Grazie al calcio ho conosciuto tante persone e sono tutte belle. È accaduta una cosa brutta e inattesa con la chiusura del Cas, ma posso dire una cosa: hanno chiuso il centro, ma non chiuderanno mai la nostra amicizia». «Lanciano c’è e c’è sempre stata nelle politiche sull’accoglienza», ha detto l'assessore alle politiche sociali, Dora Bendotti, «perché crede nella solidarietà e nell'integrazione. Non a caso da mesi è pronto anche lo Sprar, congelato dal Governo, per un sistema di accoglienza diffusa». (d.d.l.)

