Lanciano esce dalle Città del vino e dell’olio

Paolucci: magra figura per il Comune. L’assessore Caporale: quei fondi li investiremo in nostre iniziative
LANCIANO. La città del Miracolo eucaristico, della musica e delle fiere non farà più parte delle associazioni Città del vino e Città dell'olio. Lo ha deciso l’amministrazione Pupillo che nei giorni scorsi ha ratificato la scelta nel corso del consiglio comunale. Le finalità delle due associazioni, come si legge nel sito internet di Città del vino, sono quelle «di aiutare i Comuni a sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Un esempio concreto è l’impegno per lo sviluppo del turismo del vino», prosegue la scheda dell’associazione, «che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici, qualità dell'offerta diffusa nel territorio ad opera delle cantine e degli operatori del settore». «Una magra figura per Lanciano», ha commentato la capogruppo di Libertà in azione, Tonia Paolucci, «che pure sul turismo e l’enogastronomia dovrebbe farsi capofila tra i comuni del comprensorio. Si tratta di poche migliaia di euro di contributo, significa che si sta raschiando il barile».
Ma non la pensa così l'assessore al commercio, Francesca Caporale: «Come Comune abbiamo aderito a Città del vino nel 2002 e Città dell'olio nel 2007. In tutti questi anni sono stati organizzati due convegni per Città del vino che sono costati alle casse comunali, oltre alla quota di adesione, altri 4mila euro per le spese di pernottamento e cena degli invitati. Fino al 2012 abbiamo versato oltre alla quota associativa di 2.700 euro annui (2.200 per Città dell’olio, ndc), anche altri 1.500 euro annui di quota associativa regionale. E non c’è stato nessun ritorno di immagine. È vero», prosegue la Caporale, «non si tratta di cifre esorbitanti, ma ci siamo confrontati con le cantine e i frantoi del territorio e abbiamo deciso di investire meglio quei fondi, ad esempio creando pacchetti turistici con le agenzie e organizzando iniziative per far conoscere realtà molto spesso sconosciute anche ai cittadini lancianesi. Finora tutti gli eventi che hanno riguardato l’enogastronomia locale, ad esempio Perlage, non hanno avuto nulla a che fare con le due associazioni. È fondamentale il confronto con chi in prima persona vive queste realtà, ecco il perché della nostra decisione». (d.d.l.)
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