Lanciano

Lanciano, l’opposizione attacca Paolini: «Città pericolosa e arretrata»

21 Febbraio 2026

Minoranza compatta contro il sindaco: nella lista di contestazioni anche biblioteche e trasporti. «Giunta disunita e staccata dalla realtà, opere pubbliche ferme e gravissimi ritardi sull’ospedale»

LANCIANO. Sicurezza, sanità, cultura, opere pubbliche, ma anche disagi per la gestione della carenza idrica, che riportano indietro la città alla stagione di “secca” dell’estate 2024, con chiusure continue ma, questa volta, estese a tutta la città; il piano urbano della mobilità sostenibile commissionato, approvato, ma non praticabile; trasporti pubblici che perdono corse e collegamenti via bus per Pescara; finanziamenti persi: in 50 mesi di amministrazione Paolini, secondo la minoranza consiliare, non solo «non sono stati fatti passi avanti, ma addirittura si sta tornando indietro, a una città che mai nella sua storia ha presentato un problema di sicurezza così forte e che non ha una visione programmatica, per cui non sta andando da nessuna parte». Non fa sconti la minoranza, rappresentata ieri nella sala Benito Lanci del Comune dai consiglieri Leo Marongiu, Rita Aruffo, Marusca Miscia, Piero Cotellessa, Giacinto Verna, Sergio Furia e Davide Caporale (assenti Dora Bendotti e Lorenzo Galati che pure hanno sottoscritto la lista di contestazioni): i quattro anni di amministrazione di centrodestra sono sintetizzati nell’espressione «il grande bluff». «Il sindaco», prende la parola Marongiu affrontando il tema sicurezza sugli episodi nel quartiere Santa Rita, «non può scaricare sui cittadini una responsabilità che è soprattutto delle istituzioni. Assieme alla maggioranza abbiamo approvato il nuovo regolamento delle case popolari che prevede che si perda il titolo di occupazione di un alloggio a seguito di condanne passate in giudicato. Perché non viene applicato il regolamento? Eppure a capo dell’Ater da cinque anni c’è il centrodestra che sulla strumentalizzazione dei fatti criminali ha costruito intere campagne elettorali». Sulle opere pubbliche fa il punto l’ex assessore ai Lavori pubblici Giacinto Verna: «Fermo il cantiere del ponte di Torre Marino, che tiene in ostaggio tra mille disagi 1.500 residenti delle contrade Santa Maria dei Mesi, Candeloro e Torre Marino; il cantiere di Via Valera sconta un ritardo ormai che ha superato l’anno rispetto alle previsioni; la Torre Ascensore di Sant’Egidio non fa quasi più notizia rispetto agli oltre 2 anni di ritardo accumulati dai primi annunci sulla riconsegna dell’opera; la scuola in Piazza Cuonzo, nonostante il “doppio” mutuo acceso in uno dei più grandi imbarazzi amministrativi della giunta Paolini 2025, si spera possa finalmente aprire per la prossima stagione scolastica. Anche la scuola di Marcianese attende ancora la risposta auspicata da anni alla viabilità. Ferma anche l’autostazione di piazza Memmo». E non mancano i problemi sulla sanità. «Abbiamo più volte denunciato le carenze emerse al Renzetti in questi anni con battaglie su rianimazione, pronto soccorso, nefrologia e dialisi, neurologia, punto nascite e per la struttura dell’Hospice», fa notare Rita Aruffo, «Emerge con preoccupazione il ritardo nelle procedure sul nuovo ospedale di Lanciano, mentre l’applauso di Paolini e del centrodestra a Schael sul progetto di rifunzionalizzazione del Mario Negri resta come emblema dell’inconsistente azione politica sulla sanità di questa amministrazione». «Una città spenta, nel guado e letteralmente nel guano», insiste Marusca Miscia, «non a misura di bambino, dove si ha paura ad uscire la sera, senza programmazione nemmeno in estate, senza fasce di rispetto per le scuole e con le due biblioteche in piena crisi». L’ultima stoccata arriva sulla situazione politica: «Un capogruppo defenestrato via pec significa che non c’è nemmeno più dialogo oltre che la voglia di stare insieme», stigmatizza Marongiu, «Paolini rincorre questa o quest’altra richiesta politica, ma la verità è che sono disuniti e ciò provoca uno scollamento reale con la città».