Lanciano, ultrà a giudizio per lesioni

Attilio D'Elia ferì un ragazzo scambiandolo per un tifoso del Pescara

LANCIANO. Lo ha aggredito dopo la partita di prima divisione Lanciano-Pescara nel settembre 2009, perché indossava una maglia azzurra, colore simbolo della squadra del capoluogo adriatico. Gli ruppe il ginocchio e il polso. Poi si scoprì che era un tifoso lancianese.

Attilio D'Elia, di Lanciano, andrà a giudizio il 23 aprile 2013 per lesioni aggravate. Scoppiarono dei tafferugli al temine del derby di prima divisione Lanciano-Pescara del 6 settembre 2009. Nonostante il 2 a 2 del campo, i tifosi si scontrarono fuori dallo stadio. Decine di auto danneggiate, un tifoso contuso e due ultrà del Pescara arrestati, il primo perché roteava la cintura dei pantaloni contro i poliziotti, il secondo perché lanciava bottiglie di vetro. Tra i contusi ci fu anche un tifoso del Lanciano. Ma, non perché colpito dagli avversari, bensì da un altro tifoso della Virtus.

N.D.V., di Lanciano, sarebbe stato aggredito da Attilio D'Elia, rappresentato in tribunale dall'avvocato Mauro Vastano, perché lo scambiò per un ultrà del Pescara. Il motivo? Indossava una maglia azzurra.

Secondo l'accusa, D'Elia avrebbe aggredito N.D.V., difeso dall'avvocato Domenico Cianfrone, mentre quest'ultimo si allontanava dallo stadio Biondi. L'avrebbe preso a calci fratturandogli la rotula destra, provocandogli lesioni al tendine rotuleo e la frattura dello scafoide carpale destro. Lesioni giudicate guaribili in ventotto giorni.

Di fronte al giudice, la parte offesa, N.D.V., si è costituita parte civile chiedendo un risarcimento danni per 50mila euro: 26mila euro perché la frattura gli ha portato un'invalidità permanente dell'11 per cento; 4 mila euro perché ha anche un'invalidità parziale del 50 per cento; 20mila euro per i danni morali. A decidere sarà il giudice Francesco Marino. (t.d.r.)

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