Lancianofiera, Di Fonzo rinuncia: «Contro di me attacchi volgari»

4 Gennaio 2024

Il presidente designato: mai ho fatto pressioni e neanche la mia compagna, ma ho perso entusiasmo Il sindaco Paolini: da regolamento attingerò agli altri 18 candidati del bando, qualche idea ce l’ho

LANCIANO. Un fulmine a ciel sereno: Donato Di Fonzo rinuncia all'incarico di presidente di Lancianofiera conferitogli dal sindaco Filippo Paolini appena pochi giorni fa e a seguito delle dimissioni del presidente uscente, Donato Di Campli, che ha scelto di candidarsi alle regionali in quota Lega. L'atmosfera è straniante. Di Fonzo si era già recato negli uffici della Fiera e aveva dichiarato al Centro il suo entusiasmo nel mettersi di nuovo al lavoro dopo 13 anni. Ma le polemiche di questi giorni lo hanno letteralmente travolto. «Ho ricevuto attacchi da tutte le parti», racconta al fianco del sindaco Filippo Paolini e accompagnato dalla sua compagna, Gemma Sciarretta, presidente del consiglio comunale, «non solo dai social, ma anche dalla minoranza che ha cavalcato l'onda delle polemiche. Non mi aspettavo i tappeti rossi e di battaglie sono abituato a farne, ma una frase mi ha colpito di Leo Marongiu (consigliere Pd nella minoranza, ndc): “La fiera e la città meritano rispetto”. Ebbene, lo merito anche io».
Di Fonzo, ultimo assessore regionale di Lanciano, ex presidente della Fiera dal 2005 al 2010, nel 2010 era stato esautorato dallo stesso sindaco Paolini che oggi lo ritiene «persona seria, che ha un'etica con la e maiuscola, di grande esperienza e professionalità». Ma 13 anni fa, quando Paolini militava nel Popolo delle libertà e le scelte erano politiche così come lo sono oggi, sembravano proprio "altri tempi".
«Non mi sono mai proposto, né la mia compagna Gemma ha fatto pressioni di alcun genere», rimarca addolorato Di Fonzo, «questi attacchi a livello personale mi hanno fatto molto male, semplicemente ho perso entusiasmo, è venuta a mancare la serenità. Avrei voluto essere giudicato per quello che avrei fatto, e sicuramente avrei avuto ancora tanto da dare a questo ente che amo profondamente anche alla mia età. Sono ancora convinto della bontà del mio motto, tradizione e innovazione, e avrei dato tanto. Ma faccio un passo indietro anche per proteggere l'ente e il presidente che verrà dalle polemiche. Ringrazio il mio partito (Fratelli d'Italia, ndc) per avermi sostenuto sempre».
«La scelta del presidente della Fiera è da sempre fiduciaria», interviene il sindaco, «le valutazioni si fanno dal punto di vista politico e della persona. Non ho mai applicato il manuale Cencelli: chi mi conosce lo sa. Non amo subire pressioni e se qualcosa non mi va a genio non la faccio. In questo caso non c'è stata alcuna pressione di alcun genere. Stiamo parlando di persone serie che provengono da famiglie serie. Una cosa è la politica e una cosa sono i rapporti personali: adesso si è scesi nella volgarità e la lascio ad altri».
Torna quindi la patata bollente della nomina che già in passato aveva creato malumori in maggioranza, prima con la papabile designazione della candidata Antonella Troiano, voluta da Fdi e poi anche con la nomina di Di Campli, caro alla Lega. «Da regolamento attingerò ai candidati del bando», annuncia Paolini, «e qualche nome ce l'ho già in mente».
Sono 18 i candidati: Vittorio Battistella, Cesarino Bomba, Francesco Ciccarese, Ettore D'Ascoli, Bruno De Felice, Luca De Ritis, Antonello Di Campli Finore, Marco Di Domenico, Rocco Finardi, Giorgio Iacovelli, Nicola Paglione, Fiorello Pantaleo, Rocky Mariano, Ombretta Mercurio, Ivaldo Rulli, Carmen Tavani, Antonella Troiano, Pasquale Vaira. Alcune sono candidature "di servizio", ma altre attestazioni di volontà nel coordinare l'ente.
«Per me quello che conta è sempre il direttore, più che il presidente», chiosa Paolini, «che per me è e sempre sarà Bruno Di Ciano, colui che ha letteralmente inventato la Fiera».
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