Lancianofiera, rebus presidenza Paolini, ultime ore per decidere

5 Gennaio 2024

Dopo la rinuncia di Di Fonzo, il sindaco alle prese con un’ulteriore scelta tra i 18 candidati disponibili Marongiu (Pd): istituzione usata per compensare le furiose critiche nella maggioranza di centrodestra

LANCIANO. Ultime ore per il sindaco Filippo Paolini, per scegliere il prossimo presidente dell'ente fieristico regionale dopo il passo indietro di Donato Di Fonzo, nominato soltanto qualche giorno fa. Entro l'inizio della settimana prossima il primo cittadino dovrà sbrogliare la più ingarbugliata delle matasse dei suoi due anni di amministrazione. Fin dall'elezione dell'ex presidente Donato Di Campli, osteggiata da Fratelli d'Italia e arrivata dopo quasi un anno dall'insediamento della giunta, la questione della presidenza di Lancianofiera ha provocato critiche e aspre polemiche interne. Ed è per ben due volte che Paolini si trova a consultare il bando con le candidature pervenute per la manifestazione di interesse.
«Ho l'elenco dei candidati davanti», spiega Paolini, «studio e lo guardo in attesa di una soluzione. Mi aspettavo chissà quante chiamate per le candidature al ruolo e invece per 24 ore il telefono è rimasto muto. Mi sto anche chiedendo», considera il primo cittadino, «se devo per forza scegliere all'interno di questo elenco: è valido per tutto il mio mandato, devo rifarlo, oppure scade, come i concorsi pubblici, fra due anni? Finora non ho trovato appigli legislativi. Ho anche pensato di svolgere ad interim l'incarico, ma sono incompatibile. Certo i nomi ci sono, ora tocca solo scegliere».
Nei mesi che hanno preceduto l'elezione di Di Campli erano circolati diversi nomi. Fratelli d'Italia aveva suggerito di scegliere tra due donne, Antonella Troiano e Ombretta Mercurio; la Lega invece spingeva, in caso l'opzione Di Campli non fosse andata in porto, per Fiorello Pantaleo; “Libertà in azione” per un professionista esterno, Ettore D'Ascoli, esperto di governance degli enti locali e consulente nel Dipartimento per gli affari regionali a Roma. Ma la palla è ora in mano a Paolini.
Intanto l'opposizione scalpita. «La questione Fiera ha scoperchiato il vaso di Pandora nella maggioranza di Paolini», interviene Leo Marongiu (Pd), «l'ente viene usato per compensare le furiose critiche interne alla maggioranza che sono venute fuori dalle richieste di dimissioni e cambi deleghe che da mesi agitano la destra lancianese. Tanto è vero che alla conferenza stampa sulla Fiera, era presente solo Fratelli d'Italia. Ha avuto più dignità a lasciare l'incarico Donato Di Fonzo», rimarca Marongiu, «al quale riconosco da sempre grandi qualità umane, che non Filippo Paolini, prima con la storia delle dimissioni sospese di Donato Di Campli e poi con la pretesa politica di confermare l'ex coordinatore Bruno Di Ciano, in un ente rimasto con pochi dipendenti e con una funzione dunque da capire e rendicontare fino ad oggi. È questa la sconcertante priorità di Paolini? Anche questa storia dovrà essere osservata con attenzione. In questo stato di cose, è importante almeno accompagnare il lavoro di Alberto Paone come rappresentante di un socio storico dell'ente che continua a lavorare in queste condizioni, anche lui sotto confusi attacchi del sindaco in un recente consiglio comunale. Le questioni sono dunque politiche e non personali», conclude Marongiu, «prendo atto che se è colpa o merito dell'opposizione far risaltare evidenti contraddizioni, significa che stiamo svolgendo appieno la nostra funzione».
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