Lavoratori in nero, autolavaggio chiuso

Attività sospesa in viale Abruzzo dopo il controllo di carabinieri e ispettorato del lavoro: maxi sanzione da 53mila euro
CHIETI. Operai in nero e gravi violazioni sulla sicurezza dei lavoratori. È la scoperta fatta ieri mattina dai carabinieri della stazione di Chieti Scalo e del nucleo ispettorato del lavoro di Chieti che, nel corso di un controllo, hanno chiuso l’autolavaggio Da Mimmo, in viale Abruzzo: nei confronti del titolare è scattata una multa da 53mila euro.
La sospensione è stata decisa a seguito delle numerose violazioni amministrative e penali riscontrate nel corso del blitz che rientra in una serie di controlli che hanno interessato l’intero territorio e, in particolare, il settore degli autolavaggi.
I militari dell’Arma e l’Ispettorato territoriale del lavoro di Chieti-Pescara hanno rilevato che due lavoratori su sei totali, tutti di nazionalità egiziana, prestavano servizio senza un regolare contratto all’interno dell’attività che si trova a poca distanza dalla stazione ferroviaria e che è conosciuta in città soprattutto per i prezzi concorrenziali. Da qui, è stata elevata una prima maxi sanzione per il lavoro nero da 26mila euro. Ma le irregolarità non sono finite qui, perché dall’analisi della documentazione è venuto fuori che i dipendenti lavoravano senza la prevista formazione e non avevano sostenuto alcuna visita medico-sanitaria. Sono, dunque, emerse inadempienze anche in merito alla tenuta del documento di valutazione dei rischi, obbligatorio per tutte le imprese, che ha la finalità di individuare tutte le misure da adottare per prevenire e contenere gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Le sanzioni per le violazioni delle norme di sicurezza ammontano complessivamente a 27mila euro. Per poter riaprire l’attività al pubblico, il titolare dell’autolavaggio dovrà non solo mettersi in regola e sanare tutte le violazioni, ma anche pagare parte delle sanzioni.
Sempre questa estate, è finito nei guai anche il titolare dell’autolavaggio in via Colonnetta. L’attività era stata sottoposta al sequestro preventivo perché i militari hanno documentato due volte la stessa violazione: i reflui industriali venivano scaricati abusivamente nella rete fognaria.
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