«Le Acquevive spariranno con la centrale idroelettrica»

TARANTA PELIGNA. L’Aventino è uno dei pochi corsi d’acqua d’Abruzzo a essere nello stato di qualità “buono” e invece di essere oggetto di una scrupolosa azione di conservazione si pensa di costruire...
TARANTA PELIGNA. L’Aventino è uno dei pochi corsi d’acqua d’Abruzzo a essere nello stato di qualità “buono” e invece di essere oggetto di una scrupolosa azione di conservazione si pensa di costruire altre centrali di captazioni che ottengono pareri positivi dalle autorità di riferimento. Fino a quando, però, ci saranno amministrazioni comunali come quella di Taranta Peligna, questi progetti avranno vita difficile perché una nuova centrale inciderebbe negativamente sulla vita del fiume e del parco delle Acquevive dal punto di vista ambientale, tecnico, economico e strutturale.
Per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica, l’amministrazione comunale organizza oggi una manifestazione per dire “no” alla nuova centrale nel parco fluviale delle Acquevive. Questo il programma: dalle 9,30 alle 19,30, all’interno del parco, raccolta di firme contro la centrale. Alle 20,30 nell’area dell’ottagono del parco, breve discussione cui partecipano Luciano Di Tizio, presidente Wwf Abruzzo; Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo; Giacomo Nicolucci, docente di Legislazione ambientale; Marcello Di Martino, sindaco di Taranta. È stato invitato l’assessore regionale all’Ambiente, Mario Mazzocca. Alle 21.30 ci sarà il contributo di Nduccio. «Proviamo a immaginare uno sbarramento in cemento armato sull’Aventino, proprio all’altezza della area sorgiva delle Acquevive», afferma il sindaco Di Martino. «Non ci vuole fantasia per capire che il fiume non ci sarà più e questo comporterà la scomparsa delle Acquevive, di estrema valenza ambientale e sulla cui valorizzazione è stato portato a termine un investimento pubblico di oltre 2 milioni di euro. Non sono sufficienti», continua il sindaco, «le contestazioni che il Comune ha prodotto nelle diverse sedi istituzionali? Si rende sempre più necessario manifestare il dissenso e la ferma opposizione attraverso una larga diffusione del rischio a cui sta andando incontro un’area dai siffatti connotati ambientalistici e naturalistici».
Matteo Del Nobile
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