Le amiche di Ilaria: sei un esempio per noi

29 Gennaio 2017

Archi, l’intero paese ai funerali della giovane cuoca del Rigopiano Il saluto di Monia e Sara in chiesa: la prima della classe a realizzarsi

ARCHI. Dalla casa di Ilaria Di Biase si vede la Maiella, imponente, maestosa; a destra c’è il Gran Sasso che si perde nell’orizzonte. Questo panorama incantevole è stata la cornice che per 22 anni ha tenuto compagnia alla giovane chef morta sotto le macerie dell’hotel Gran Sasso a Rigopiano. È lutto cittadino ad Archi, i negozi sono chiusi, il gonfalone del Comune è a mezz’asta. Dopo giorni di neve e tempo grigio un pallido sole fa capolino ma non è sufficiente a riscaldare gli animi di un intero paese. Ci sono tanti sindaci con le fasce tricolori, il prefetto Antonio Corona, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Luciano Calabrò, e altri esponenti delle forze dell’ordine. La corona del presidente della Repubblica apre il corteo funebre. Il rito, nella chiesa di Santa Maria dell’Olmo, è officiato dal vescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte. Tantissime persone, giovani e no, fanno da cornice al dolore dei genitori, Filippo e Mariangela, al fratello Yuri, al fidanzato Antonio, impietriti e composti. «Ilaria è morta nell’esercizio del suo lavoro», dice il vescovo Forte nell’omelia, «ognuno di noi nato alla vita ha un destino legato alla morte che non è l’ultima tappa. Ilaria non è caduta nel nulla ma è andata nelle braccia di Dio». Toccante la testimonianza di due amiche, Monia e Sara: «Siamo state vicine dal primo anno di scuola e mille sono i ricordi che ci legano a te», dicono con la voce rotta dall’emozione, «tu sei stata la prima della classe che era riuscita a realizzarsi. Sei solo da prendere come esempio per tutti noi: dolce, generosa, altruista e determinata». Ilaria ha frequentato il liceo linguistico a Lanciano; finita la scuola ha subito voluto seguire la sua passione: diventare chef, superando brillantemente le selezioni del corso dello chef stellato Niko Romito. Dopo lo stage era stata subito assunta all’hotel Rigopiano, dove ha lavorato quasi tre anni. Il suo giorno libero era quel maledetto mercoledì 18 gennaio. Per le condizioni meteo non era potuta tornare nella sua Archi, che ieri l’ha salutata con il lancio di palloncini rosa e bianchi.

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