Le fiamme partite dall’interno della gru

Il mezzo sotto il traliccio Terna distrutto. La procura indaga per incendio doloso ma non sono stati trovati inneschi
PAGLIETA. Il rogo è partito dall’interno della cabina comandi della gru. Le fiamme si sono poi sviluppate all’esterno, avvolgendo il braccio meccanico del mezzo, posteggiato a riposo nel cantiere recintato del traliccio in costruzione dell’elettrodotto Terna. Carabinieri e vigili del fuoco non escludono il gesto doloso. Ma al momento non sono stati trovati inneschi, tracce di liquido infiammabile o altro, che possano sostenere l’ipotesi. Che, tuttavia, resta la più accreditata. Del resto, alle 22 di mercoledì, l’impianto elettrico del macchinario era disattivato da diverse ore. La Procura di Lanciano, a cui vigili del fuoco e carabinieri di Atessa hanno rimesso un rapporto, ha aperto un fascicolo. Il reato ipotizzato è l’incendio doloso. A seguire la vicenda è il procuratore Francesco Menditto, che si occupa già delle denunce relative all’elettrodotto, sia quelle dei cittadini contro Terna, sia quelle della società (rappresentata dall’avvocato Giulia Bongiorno) contro gli attivisti.
Se lo scopo del presunto atto incendiario era rallentare i lavori dell’elettrodotto, l’obiettivo non è stato centrato. Ieri mattina il cantiere era regolarmente aperto. A lavoro una decina di operai in tute rosse. Il rogo, poi, non ha danneggiato direttamente Terna, bensì la ditta lucana che ha in appalto i lavori. Si stima che il danno ammonti a circa 300mila euro. La gru è ormai inutilizzabile. Anche per questo il movimento “No elettrodotto” si dissocia con forza da quello che è successo mercoledì notte. E poi perché i mezzi per contrastare l’elettrodotto da 380 chilovolt, che attraversa sedici comuni abruzzesi, non hanno mai contemplato la violenza. Sempre pacifiche sono state le azioni degli attivisti (qualcuno, anzi, ci ha rimesso nel tentativo di respingere i tecnici di Terna dai propri terreni), come ricorda la mamma simbolo della lotta all’elettrodotto, Silvia Ferrante, che abita non molto distante dal luogo del rogo. Elemento che allontana ancor di più i sospetti dagli attivisti. Qualcuno potrebbe, però, aver innescato le fiamme per far ricadere le colpe proprio su chi si oppone ai cavi dell’alta tensione. Su tutto questo indagheranno magistratura e forze dell’ordine.
Il traliccio in costruzione è formato solo dalla base del pilone, collocata all’angolo di un appezzamento di terreno circondato da vigne. Le case sono tutt’intorno. Presto questo bucolico paesaggio sarà oscurato da un pilone alto 50-60 metri.
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