Le foto più belle per raccontarlo

20 Luglio 2015

CHIETI. Come fai a raccontare a chi non è di Chieti di Nicolino Cucullo che, uscendo dalla tribuna dello stadio Adriatico, circondato da ultrà pescaresi, li guarda, sorride e urla «Forza Chieti»?...

CHIETI. Come fai a raccontare a chi non è di Chieti di Nicolino Cucullo che, uscendo dalla tribuna dello stadio Adriatico, circondato da ultrà pescaresi, li guarda, sorride e urla «Forza Chieti»? Con quelli che, invece d’arrabbiarsi, lo applaudono. Solo lui, Nicolino, riusciva a far andar d’accordo gli angeli con i diavoli, i peccatori con i preti e i ladri con le guardie. Come fai però a raccontare a chi non è di Chieti che noi, teatini, abbiamo avuto un sindaco capace di stringere la mano a Yasser Arafat. Ma se vedi la foto che ritrae il sindaco che voleva friggere gli ebrei con il leader della Palestina, è il primo che è protagonista, al centro dell’immagine. Anche gli uomini entrati nella storia finivano in secondo piano quando c’era Cuccullo che quel giorno della visita del cardinal Milingo a Chieti non perse l’occasione e l’incalzò con la più irriverente delle domande: «Ma che ne pensa delle donne coreane?».

Ma Cucullo fu anche il sindaco dello schiaffo politico ad An di Fini e dell’amicizia con Romeo Migliori, prima tessera del Pci di Chieti, simbolo rosso di Santa Maria scampato per miracolo alle strage degli eroi di Bussi. Come fai però a raccontare a Chieti di quest’uomo che ha passato un’intera vita a liberare la città dal malaffare ma che è morto solo. Con pochi amici che, dieci mesi fa, nell’accogliente Taverna Teate, gli fecero la festa per l’84esimo compleanno. E con Cucullo che, nella foto insieme a Enrico Bucci, Emilia De Matteo, Giuseppe Marcuccitti e pochi altri, appare stanco. Provato dalla malattia, dalle delusioni e da una vita combattuta in trincea. Lo sguardo attento, un misto di stupore, curiosità e grande senso d’umanità, come in quella prima foto in bianco e nero di 75 anni fa che lo ritrae con il fez del giovane Balilla. O gli occhi rassicuranti di chi sa già che la ragazza alla sua destra, Fabrizia D’Ottavio, un giorno diventerà una campionessa della ginnastica che farà conoscere Chieti in mezzo mondo. Voglio ricordare l’ultimo incontro con Nicolino nella casa di riposo di Pennapiedimonte. Tre mesi fa.

Uscì dall’ascensore su una carrozzella spinta da una gentile infermiera. Aveva un cappellino di lana calato fin sopra le palpebre, le braccia e le gambe flaccide e immobili. Sembrava che da un momento all’altro si spegnesse per sempre. Ma è bastato dargli il la che i suoi occhi erano tornati a brillare vispi come vent’anni prima. «Nicolino ti ricordi di quella notte quando arrestarono tutti?». E vai con gli aneddoti, le battute e la saggezza di chi ha saputo ridare dignità a Chieti. Poi l’ultimo saluto: «Mi raccomando torna a trovarmi». Ma ormai è troppo tardi.(l.c.)