Le Gole restano chiuse mancano fondi per i lavori

Fara San Martino, non arriva il via libera della Regione per gli interventi urgenti Tavani propone: «Sì alle visite guidate ma con i caschi». Il sindaco: «È pericoloso»
FARA SAN MARTINO . Manca il via libera della giunta regionale alla concessione dei fondi per gli interventi di somma urgenza alle Gole di Fara San Martino. L’importo da finanziare è pari a 258.129 euro, somma necessaria a rimuovere lo sperone di roccia a rischio crollo e a mettere in sicurezza l’area. Qui il 22 giugno una pietra si è staccata colpendo alla testa una turista di Ravenna, Sandra Zanchini, deceduta dieci giorni dopo in ospedale.
SENTIERO CHIUSO. Dopo quel tragico incidente, altre cadute di massi si sono verificate il 13 e il 16 luglio, sempre in occasione di condizioni meteorologiche avverse. Dal primo di quegli episodi il sentiero H1, che porta alle Gole e al monastero ma anche a Monte Amaro, è stato chiuso al transito per motivi di sicurezza. Sopralluoghi e perizie disposti dall’ufficio tecnico comunale, ed effettuati anche con l’ausilio di droni, hanno accertato che i distacchi di massi partono da una placca di roccia a 45 metri di altezza, in corrispondenza del punto dell’incidente alla turista ravennate. Da qui la richiesta d’intervento di somma urgenza a Genio civile e Regione. In piena stagione estiva le visite guidate sono state sospese e le manifestazioni (dovevano essere inaugurate anche illuminazione e visite in notturna) annullate o rinviate a dopo i lavori, per i quali serviranno almeno 30 giorni.
PROPOSTA DELLA MINORANZA. «Autorizzare visite guidate puntuali e preorganizzate alle Gole». È la proposta che il capogruppo dell’Aquilone, Antonio Tavani, ha sottoposto al sindaco Carlo De Ritis per tamponare la situazione. «Potrebbero essere consentite escursioni solo in determinate condizioni meteo», sostiene Tavani, «sotto la guida di personale autorizzato e formato allo scopo, con presidi di sicurezza, come i caschetti obbligatori, con contingentamento di tempi e orari stabiliti dall’ufficio tecnico o dal sindaco volta per volta. Si tratta di dare un segnale ai tanti operatori in difficoltà anche per questa chiusura».
SICUREZZA. «È improponibile», risponde De Vitis, «sia carabinieri forestali che Genio civile raccomandano di interdire il transito al sentiero per tutelare la pubblica incolumità». L’8 agosto i carabinieri forestali di Chieti hanno rimesso al Comune il verbale del sopralluogo effettuato il 19 luglio, in cui evidenziano che la caduta di massi è avvenuta nel punto indicato dal Comune. Qui c’è un visibile distacco da una placca di roccia, sulla verticale del luogo dell’incidente del 22 giugno. «È stato verificato che i massi che si staccano dalla parete rocciosa non rotolano, ma cadono a picco», spiega il sindaco, «non ci sarebbe il tempo di reazione necessario a scansarsi ed evitarli. E visto che c’è il pericolo che vengano giù diversi metri cubi di roccia, la protezione di un caschetto sarebbe inutile. Mi stupisce che queste proposte vengano da chi ha amministrato il paese e ha avuto a che fare con questa problematica in passato. Adesso che i pareri ci sono tutti e le integrazioni sono state fornite», conclude De Vitis, «l’auspicio è che la giunta regionale dia al più presto il via libera alla concessione dei fondi per gli interventi di somma urgenza».

