Le palestre in ginocchio: abbiamo bisogno di aiuti

16 Aprile 2020

I titolari dei centri fitness lanciano un appello al governo: «Servono contributi» Il teatino Quarta scrive una lettera a Conte: «A rischio la sopravvivenza del settore»

CHIETI. A quasi 40 giorni dalla chiusura, il settore delle palestre non vede ancora la luce in fondo al tunnel. Se per alcune attività si parla di possibile graduale riapertura, i centri fitness sono rimasti in fondo alla lista: non si sa quando potranno ripartire né in quale modo. Mentre è quasi certo che le nuove norme igieniche comporteranno notevole esborso di denaro. Parte da Chieti un appello nazionale al governo a nome delle quasi 25mila aziende del fitness. Un settore a cui si rivolgono circa 20 milioni di italiani, con 120mila posti di lavoro e un giro d’affari di 12 miliardi di euro l’anno. E che ora rischia il tracollo. Le proposte per la ripresa vanno dall’istituzione di un comitato tecnico congiunto con il ministero della Salute per definire insieme le regole per una riapertura veloce e in sicurezza, alla possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese per l’attività fisica, al potenziamento degli ammortizzatore sociali per dipendenti e collaboratori, ai finanziamenti (a fondo perduto, a tasso zero con ammortamento a 10 anni) e all’estensione del credito d’imposta sulle locazioni immobiliari anche alle categorie D6 e D8. A firmare la lettera è l’istruttore di crossfit Stefano Quarta insieme a un suo collega milanese. Quarta è il titolare della palestra Crossgym di via Masci, appena ristrutturata e ampliata. «Eh sì, andava tutto bene e avevamo deciso di ingrandire. Ma ora soffriamo. Come tutto il nostro settore. La normativa sul distanziamento è quella che ci penalizza di più. Oltre alle maggiori spese per sanificare continuamente i locali». Ma almeno ci sono i clienti affezionati. Quelli della Crossgym, a insaputa di Quarta, hanno fatto una colletta via web per sostenere economicamente la palestra. E sempre la Crossgym ha donato uova di Pasqua alla Capanna di Betlemme.
La sostenibilità economica dell’attività è ancora tutta da analizzare anche per Sara D’Alessandro, titolare dell’Audacia di via Ortiz allo Scalo, zona cinque palazzine: «Cambierà certamente il modo di fare palestra», dice l’imprenditrice, «stiamo studiando le strategie che vengono adottate all’estero. Non sottovalutiamo né l’on line né l’out door, quando ce ne sarà data la possibilità. Ma abbiamo bisogno di maggiore sostegno governativo. Per ora si parla di un finanziamento di 25mila euro che però non appare conveniente».
Paolo Festa gestisce la palestra Functional Fit, zona Levante, insieme ai tre soci Emanuela Santese, Vito Del Priore e Maurizio Sichetti. Loro continuano a seguire i clienti on line. Un servizio sinora gratuito, ma che potrebbe avere anche un costo, sebbene molto basso, se la situazione dovesse perdurare in questo modo. Uomo di sport, tecnico delle federazioni italiane pesistica e ciclistica, atleta amatore di mountain bike, Festa ha fatto della sua passione un lavoro, ma così è difficile andare avanti. «Ci aiutano i nostri clienti, con i tanti messaggi di sostegno via web», dice, «il settore delle palestre non ha contributi adeguati, mentre le bollette continuano ad arrivare, senza contare l’affitto da pagare. Per fortuna il proprietario del nostro immobile per ora ha capito la situazione».