Le ragioni di Megalò 2 «Norme rispettate, non temiamo il fiume»

La risposta alle osservazioni sul nuovo centro commerciale «L’investimento avrà ricadute positive sulla società civile»
“Megalò 2” verso la decisione finale visto che ormai siamo quasi alla scadenza del periodo concesso per le osservazioni e le controdeduzioni relative al progetto presentato dalla Sile Costruzioni Srl di Barzana di Bergamo, firmato dall’ingegner Domenico Merlino. Abbiamo già dato spazio alle osservazioni inviate alla Regione dal Wwf e dalle associazioni dei commercianti, contrarie alla realizzazione di nuovi edifici commerciali a fianco al già esistente Megalò. Per essere precisi di tratta del progetto che prevede “Opere di messa in sicurezza ai fini idraulici dell’area Prusst 7-93 e modifica planimetrica dell’intervento edilizio a completamento con la realizzazione di edifici commerciali- no fod”.
In un documento di 5 pagine firmate dall’ingegner Merlino, sono racchiuse le controdeduzioni alle osservazioni fatte. Per quel che riguarda gli aspetti urbanistici e amministrativi si legge che l’area interessata al nuovo insediamento «era regolamentata dal Piano regolatore territoriale del Consorzio industriale sin dal 1995» e che la destinazione d’uso era «produttiva e di commercio all’ingrosso». Quindi l’area «non rientra nelle casistiche dei terreni agricoli successivamente trasformati» ed era sprovvista di vincoli. Con l’introduzione del Prusst e attraverso vari passaggi previsti dalle norme, venne chiesta «la trasformazione della destinazione d’uso da commercio all’ingrosso a commercio al dettaglio» con delibere «regolarmente pubblicate» con approvazione finale del consiglio regionale anche queste «regolarmente pubblicate sul Bura».
Dopo aver ribadito che «ogni atto è stato sottoposto a regolare pubblicazione», l’ingegner Merlino scrive che «se avessimo avanzato richiesta dei permessi per la realizzazione di capannoni industriali o per il commercio all’ingrosso, non avremmo avuto alcuna difficoltà, oltre al fatto che non avremmo nemmeno contribuito all’arricchimento delle casse della tesoreria del Comune di Chieti». Riguardo alla sicurezza idraulica, il documento sostiene che «lo studio di controparte che voleva dimostrate la mancata sicurezza idraulica si basava su altimetrie alterate o comunque sbagliate concludendo che in «caso di esondabilità l’acqua poteva arrivare a quota 32,00, e poichè la zona di intervento su cui poggiava Megalò era a quota 29,80 il rischio idraulico era evidente». Ma dai successivi rilievi «effettuati direttamente dalla Regione, si constatava che l’area era posizionata a 32,30 e pertanto la stessa non rientrava nella dichiarata condizione di pericolosità».
A questo punto nel documento si legge: «Le indagini giudiziarie dimostreranno in seguito i reali motivi dell’accanimento volto a ostacolare la realizzazione di un’opera regolarmente approvata, in presenza di permessi a costruire regolarmente rilasciati, con le relative opere di urbanizzazioni convenzionali già eseguite e gli oneri comunali assolti». Nelle conclusioni Merlino ribadisce infine che «l’investimento finale non potrà che avere ricadute positive per l’intera società civile ed economica».

