Legge 104, condanna per abuso ma niente truffa

24 Marzo 2019

Atessa. Singolare epilogo giudiziario per un dipendente Sevel. Il difensore: non c’è condotta criminosa

ATESSA. Condannato fino al massimo grado della Cassazione per abuso di permesso 104, ma assolto in appello con formula piena per l’accusa penale di truffa allo Stato per la quale era stato condannato in primo grado a nove mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni. È la singolare vicenda giudiziaria di un dipendente Sevel, S.A., licenziato dall’azienda perché avrebbe usufruito dei permessi della legge 104 per tre giorni nel novembre 2012: il 22, 26 e 28. Il dipendente avrebbe dovuto usare i permessi per accudire il nonno della moglie, ma l’assistenza, secondo la Sevel che aveva assoldato degli investigatori privati, l’avrebbe prestata solo per poche ore al giorno, dedicando il resto della giornata ad attività di interesse personale. Dalle indagini era emerso che si era trattenuto in casa del nonno acquisito e da assistere 34 minuti il 22 novembre, due ore e 30 minuti il 26 e un’ora e 20 il 28, dedicando il resto della giornata ad attività personali, come andare al supermercato. Oltre al reato civile di abuso di permesso 104 e al licenziamento dalla Sevel, il dipendente ha dovuto subire anche un processo penale per il reato di truffa allo Stato. Ma la Corte d’appello dell'Aquila lo ha assolto con formula piena “perchè il fatto non sussiste”.
Già in passato, per vicende simili, ci sono state sentenze discordanti. La legge stabilisce, come ammesso in altri casi di abuso di permesso 104 nella stessa Sevel, che l’assistenza a un parente disabile non debba necessariamente essere prestata 24 ore su 24. Ma la discrezionalità resta ai giudici. «È una sentenza che ribalta la pronuncia di condanna del tribunale di Lanciano», commenta il legale del dipendente, Pietro Cotellessa, del Foro di Lanciano, «siamo ovviamente soddisfatti. È giusto perseguire gli abusi, soprattutto in caso di permessi per l’assistenza a disabili, ma deve trattarsi di un’indiscutibile condotta criminosa. Se ci sono dubbi, come in questo caso, bisognerebbe adottare tutte le possibili cautele prima di agire. Il mio assistito ha sempre prestato assistenza, tutti i giorni in cui ha usufruito del permesso, per il tempo necessario. Sono passati quasi 7 anni dai fatti contestati, una dura battaglia, tra primo grado, Appello e Cassazione per un totale di 6 pronunce, discordanti tra loro, sia in ambito giuslavoristico che in sede penale».
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