Legnini lancia l’assalto finale: «Vinceremo questa battaglia»

8 Febbraio 2019

Il candidato della coalizione civica riempie il Supercinema: un governo forte per l’Abruzzo Attacco a Salvini, Berlusconi, Meloni e ai ministri grillini: sono venuti qui in modo ossessivo

CHIETI. «Vinceremo questa battaglia. L’Abruzzo ha diritto a un governo affidabile, forte, onesto, trasparente». Giovanni Legnini lo ripete una, due, tre volte davanti alla folla che riempie il Supercinema nell’ultimo appuntamento della campagna elettorale a Chieti. Il candidato presidente dei civici e popolari sale sul palco alle sei del pomeriggio. Parla per 36 minuti, senza un secondo di pausa. Lo fa dopo le battute iniziali del comico ’Nduccio, che punzecchia Matteo Salvini: «Abbiamo un ministro dell’Interno che non ha un c… da fare, è tutti i giorni qui. Una volta viene vestito da palombaro, un’altra da ciclista, un’altra ancora indossa le maglie delle squadre di calcio. Ho chiesto ufficialmente al sindaco di Francavilla di invitarlo al Carnevale». Legnini parte con i ringraziamenti ai candidati consiglieri seduti in prima fila, poi si accalora: «Ci siamo: c’è stata una forte risalita del consenso e della fiducia, si sta verificando qualcosa di straordinario. L’obiettivo è prossimissimo, a portata di mano, assolutamente possibile». E giù un primo attacco ai rivali: «Salvini, Berlusconi e Meloni si sono riuniti qui perché hanno visto crescere l’efficacia del nostro progetto e, adesso, hanno paura di perdere questa battaglia. Sono venuti in Abruzzo in un modo ossessivo, con un’intensità senza precedenti. Si è mosso un intero governo, che ha trasferito nella nostra regione conflitti irrisolti e divisioni nuove e vecchie. Hanno alimentato una bolla propagandistica».
Per Legnini quella della sua coalizione «è anche una battaglia di autonomia, di identità, di libera determinazione dei cittadini abruzzesi, che non devono essere condizionati da un uso disinvolto delle funzioni pubbliche». Ed ecco un secondo affondo: «Certi rappresentanti del governo hanno mostrato una totale mancanza di senso delle istituzioni: non ho mai visto una tale spregiudicatezza. Salvini è venuto in Abruzzo a fare propaganda spicciola. La Grillo e la Meloni sono andate negli ospedali, portando la campagna elettorale in un luogo di sofferenza. Il ministro dell’Istruzione ha strumentalizzato il suo ruolo in scuole e università. Non hanno riferito di un risultato, non hanno assunto un impegno, non hanno indicato una soluzione». A questo punto l’attenzione si sposta agli altri candidati presidenti: «Marsilio, quest’uomo che viene da Roma, è relegato nell’ombra. Lui e la Marcozzi sono al servizio di interessi di partito lontani dai bisogni della nostra terra. La Lega, ad esempio, si batte per fare avere più soldi al Nord e accrescere i divari nel nostro Paese. Che futuro può esserci per l’Abruzzo con queste persone?». All’orizzonte, dunque, c’è una partita che «va molto al di là di una normale competizione. Abbiamo davanti due alternative. La prima: essere risucchiati in una nuvola demagogica, in una semplificazione continua, nei massaggi di odio e rancore. La seconda: decidere liberamente di poter esprimere un voto capace di assicurare un futuro».
Legnini parla di programma: «Tra le priorità c’è il lavoro. Abbiamo declinato questo obiettivo con misure precise rivolte ai giovani, a chi sta all’estero e vuole tornare, a chi ha perso l’occupazione. Senza dimenticare gli incentivi a sostegno delle imprese». E la sanità? «Avremo la possibilità di tornare ad assumere medici e infermieri». Il finale è sul pericolo astensione: «Una buona metà degli abruzzesi», conclude Legnini, «non sa ancora che si vota, non sa se andare alle urne, è indecisa su chi scegliere. Io ce la sto mettendo tutta: l’esito di questa battaglia dipende dall’impegno di ciascuno di noi. Facciamolo per noi abruzzesi, per questa terra, per i giovani del Duemila che voteranno per la prima volta domenica».