Legnini: «Una nuova scuola dedicata a Sergio Marchionne»

25 Luglio 2026

Il sindaco ricorda il manager della Fiat: «Gioviale ma rigoroso, aveva un rapporto profondissimo con la città»

CHIETI. Vent’anni fa le strade di Sergio Marchionne e Giovanni Legnini si sono incrociate, per la prima volta. Il manager geniale che salvò la Fiat dal fallimento nel 2004, raccogliendo poi le lodi di due presidenti degli Stati Uniti - Barack Obama prima, Donald Trump poi – e l’ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, hanno, nel loro destino, l’orgoglio teatino. Ma come per il primo cittadino di Chieti, anche nella vita del manager, scomparso a 66 anni nel 2018, questa città non è stata soltanto una madeleine da ricordare come la chimera di un passato lontano, ma un presente ben definito nei contorni della scommessa industriale su un territorio che, negli anni, non ha mai smesso di essere anche il suo.

Sindaco Legnini, un’immagine di Sergio Marchionne da chi, come lei, l’ha conosciuto.

«Una non basta, ne servono due».

Prego.

«C’era un Marchionne gioviale, affabile, divertente, vulcanico, spontaneo, piacevole nei rapporti umani e nel dialogo. Un vero personaggio».

L’altro?

«Era l’uomo che hanno visto tutti, per anni, nelle uscite pubbliche, nei convegni: un uomo rigido, pragmatico, serio, quadrato, rapido e infallibile nell’analisi dei problemi».

Celebre anche per le sue uscite pubbliche. In visita alla Sevel, ricordò la vecchia Val di Sangro come “valle della morte”.

«Sì, prima degli insediamenti industriali. Ero parlamentare, partecipai a quell’incontro. Fu un momento di svolta».

Fu lì che lo conobbe?

«No, molto prima. Nel 2007».

Allora torniamo, per un attimo, a quel momento. Il primo impatto?

«Eravamo alla cerimonia di premiazione a Chieti, quando l’università gli conferì la Minerva».

Lei, all’epoca, era senatore.

«Ci presentiamo poco dopo la cerimonia, aveva appena concluso un discorso agli studenti da vero leader, unico».

Che uomo si è trovato di fronte?

«Piacevole, amava trattenersi per parlare della sua infanzia qui, a Chieti».

Il suo rapporto con la città?

«Profondissimo! Devo dire che mi ha colpito scoprire quanto fosse radicato, anche oltre quello che normalmente si dice. Basta parlare qualche minuto con un parente, un amico. Viene fuori un amore immenso».

Ricambiato? Chieti non sembra ricordarlo con grandi entusiasmi.

«Credo che sia necessario coltivare la memoria di una personalità così grande, per l’industria italiana e mondiale, oltre che per la città».

Bene. Allora?

«Ho un’idea precisa in testa. Ve la svelo tra poco».

Torniamo a quel giorno ad Atessa, nel 2013, quando visitò la Sevel. Perché fu una svolta?

«Fu una visita cruciale, in cui lanciò un’idea importantissima».

Quale?

«Annunciò investimenti per il polo industriale e indicò la direzione: per aiutare lo stabilimento, serviva la Fondovalle Sangro».

La statale che porta all’entroterra appenninico.

«Doveva essere, nella sua idea, lo sbocco viario privilegiato verso il Tirreno, verso Napoli. Sull’Adriatico le infrastrutture erano già più adeguate, toccava lavorare sull’altro fronte. Fu uno stimolo».

La svolta.

«Da sottosegretario, mi impegnai in prima persona perché quell’input non fosse lettera morta».

Tradotto?

«Riuscii ad ottenere una prima risposta, uno stanziamento iniziale di circa 80 milioni di euro. Era il 2014».

Governo Renzi.

«Poco dopo, il finanziamento fu completato dal governo della Regione, a guida Luciano D’Alfonso. Un Masterplan che portò la cifra complessiva a circa 200 milioni di euro».

I lavori sono in corso.

«Ed è un orgoglio, per me, sapere che quella è l’eredità di Marchionne e un ponte tra la mia e la sua storia».

Le vostre strade si sono incrociate ancora.

«Fu divertente: una volta transitavo, non ricordo bene perché né in che periodo della mia vita, a Chieti scalo. Entro in una concessionaria, Giansante».

Suo padre comprò lì la prima macchina.

«Infatti lui era molto legato a quel posto, ma l’incontro, in quel caso, è privatissimo».

Cioè?

«Viene un amico e mi sussurra: “Qui c’è Marchionne. Vuoi incontrarlo?”. E io, subito: “Certo, andiamo”. Fu un bell’incontro, molto rapido. Ma indicativo su quanto fosse legato alla sua storia, alle sue origini».

A Chieti, però, di Marchionne resta poco o nulla.

«Ci sono le borse di studio, le belle iniziative universitarie che come Comune vogliamo supportare, perché crediamo nel loro valore. Ma siamo pronti a fare qualcosa di più».

Cioè?

«A Chieti nascerà una nuova scuola e quella scuola, nel nostro progetto, avrà il suo nome».

Ci spieghi meglio.

«Ascoltando i racconti dei parenti e degli amici di Marchionne, ho scoperto che ha frequentato, qui, la scuola media Vicentini».

Sgomberata anni fa.

«Da demolire, sì. Lì sarà realizzato un parcheggio, è un piano annunciato da tempo. E poi ci sono i plessi scolastici sgomberati a Santa Maria, inagibili».

Che c’entrano con Marchionne?

«Quei volumi scolastici vanno ricollocati e ricostruiti. Ho già tutto in testa: una scuola grande, moderna, avanzata, con una palestra spaziosa e ben fornita. E che andrà a sostituire, come funzione, l’ex Vicentini».

Da qui il nuovo nome.

«Mi piacerebbe molto se questa scuola si intitolasse in omaggio a un grande genio teatino come lui».

Per ora è solo un’idea.

«È qualcosa di più e stiamo già procedendo per vedere se, come progetto, avrà da subito le gambe per camminare e diventare realtà».

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