Lettere minatorie alla moglie: noto commerciante condannato

18 Luglio 2023

I messaggi lasciati dietro la serranda del negozio gestito dalla donna: scatta la pena a un anno Già in passato gli erano stati inflitti 2 anni e 8 mesi per aver colpito la vittima con pugni in faccia

CHIETI. Accusato di perseguitare in ogni modo la moglie, non si è fermato neanche davanti a un’ordinanza del tribunale che gli vietava di avvicinarsi alla donna. Ecco perché un noto commerciante teatino di 63 anni, di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima, è stato condannato a un anno di reclusione, in continuazione con i 2 anni e 8 mesi già inflitti e diventati definitivi per stalking e lesioni nei confronti della stessa vittima. La sentenza del giudice Maurizio Sacco è arrivata ieri sera. L’uomo dovrà anche risarcire in separata sede la donna, che chiede 20.000 euro.
In base alle indagini coordinate dal pm Marika Ponziani e condotte dai carabinieri di Chieti Scalo, l’uomo ha violato in più occasioni la misura che lo obbligava a restare lontano dalla moglie, dalla quale si era di fatto separato, rendendosi protagonista di atti persecutori tra luglio e novembre del 2019. In particolare, è transitato «reiteratamente» davanti al negozio gestito dalla donna negli orari di apertura dell’attività commerciale, spesso trattenendosi a lungo all’interno o di fronte al bar che si trovava nelle vicinanze. In questo modo, dice l’accusa, ha costretto la vittima a rimanere chiusa nel negozio. Il sessantatreenne ha anche lasciato dietro la serranda della stessa attività commerciale «due lunghe lettere contenenti invettive». Così facendo, è la conclusione della procura, ha causato alla donna «un perdurante e giustificato stato d’ansia e di timore».
Per il commerciante si tratta della seconda condanna. È infatti già definitiva quella per il processo principale, in cui ha dovuto rispondere sempre di atti persecutori e lesioni personali. L’uomo non ha accettato la separazione e ha cominciato a tempestare la vittima di messaggi con i quali, oltre ad avanzare insistentemente richieste di denaro, la offendeva e la minacciava di morte e di denunciare presunte irregolarità, a suo dire commesse dalla donna nella gestione della propria attività commerciale. Dopo l’omologazione della separazione, quando lei è tornata nell’abitazione coniugale per riprendere gli effetti personali, l’imputato «le faceva trovare pareti tappezzate da manoscritti con le solite ingiurie e minacce». Nonostante la presenza di altre persone, il commerciante ha mandato all’ospedale l’ormai ex moglie dopo averle tirato i capelli e sferrato pugni al volto e alla testa. In primo grado gli erano stati inflitti quattro anni, ma la pena è stata ridotta dopo il ricorso dell’avvocato Alessandra Picciani. Ieri, la condanna bis. Scontato un nuovo ricorso in appello.