Letti nei corridoi Rabbia dei parenti

23 Gennaio 2017

Policlinico, ore 13: scoppia la protesta a Clinica medica Medici e infermieri in trincea. Ma non c’è spazio per i malati

CHIETI. Pazienti lasciati sui lettini lungo le corsie di Clinica medica dell'ospedale Santissima Annunziata. Malati costretti a vestirsi nei corridoi, con l'aiuto di chi va a fargli visita. Ieri mattina il reparto ospedaliero è andato ancora una volta in tilt. Con i medici e gli infermieri che hanno dato il massimo. E almeno trenta parenti dei ricoverati che hanno dovuto aspettare diverso tempo davanti all’ingresso prima di poter entrare e raggiungere i loro cari.

MINUTI DI TENSIONE. Sono circa le 13 quando scoppia la protesta davanti all’ingresso del reparto. E’ l'orario in cui è possibile andare a trovare i pazienti. Ma non si entra. «Dovete attendere. Stiamo terminando ancora le visite» dice un infermiere. Ma una signora risponde: «Dovete farci entrare. Altrimenti chiamo i carabinieri».

Il botta e risposta durato diversi minuti: «Perché ve la prendete sempre con noi? Andate in direzione a protestare, che lì non va mai nessuno», replicano i medici. La situazione si fa più esasperata. Il caos aumenta, in un contesto di estrema emergenza: «Dopo il cattivo tempo sono aumentati i malati», evidenzia un parente di un altro ricoverato. E le stanze di Clinica medica, all’11esimo livello, sono sovraffollate. La bagarre, tra i pochi infermieri sommersi dal lavoro e i familiari dei pazienti, è durata quasi mezz’ora. Poi, pian piano, la situazione comincia a normalizzarsi: «Adesso vi chiamiamo uno per uno e iniziamo a farvi entrare» rassicura infine un'altra infermiera. Cinque, invece, i familiari che hanno avuto la possibilità di restare ad accudire i loro cari durante la notte di sabato. Vanno via intorno alle 12 di ieri, ma poi non possono rientrare. Così uno di loro, la cui parente è affetta da una malattia neurodegenerativa, sbotta: «Mia zia si spaventa, se non ci sono io a darle da mangiare. Non posso lasciarla sola». Poi racconta: «Ieri un anziano è uscito dalla sua stanza per chiedere se i suoi parenti potevano aiutarlo. Doveva mangiare, d'altronde era ora di pranzo. Ma gli hanno intimato di rientrare dentro». Ancora, un altro uomo ricoverato in pronto soccorso sale in ascensore fino a Clinica Medica. Bussa alla porta. Ma inizialmente non gli risponde nessuno.

CORSIE IN TILT. Una volta che le porte del reparto si aprono ecco lo scenario drammatico.

Anziani stesi sui lettini lasciati lungo i corridoi che vedono arrivare i loro parenti come un miraggio. E nella sala d'attesa resta all'abbandono persino la rete di un letto. Lungo i corridoi separé con dietro lettini, sistemati alla meno peggio vicino ai termosifoni. Lì ci sono anziani malati che tentano di parlare al telefonino. Di fronte, un ricoverato sui 70anni seduto su una sedia. Deve essere aiutato per vestirsi. Una signora più giovane - sempre una parente - cerca di infilargli i calzini. E dietro un altro separé provvisorio, un’anziana parla con un familiare attaccato a dei tubi.

LO SFOGO. «C'è una mancanza cronica di personale. Non sappiamo più come fare. Mancano unità soprattutto nel reparto infermieristico, in quello di fisioterapia e c'è carenza di diversi tecnici ospedalieri», dice un infermiere.

«Ormai siamo abituati anche alle corsie sommerse dai lettini, a causa di un sovraffollamento e del sovraccarico di lavoro. Manca sempre più l'assistenza agli anziani». E’ come un cane che si morde la coda: «Le malattie così si cronicizzano», conclude, «e assistiamo sempre di più al caos del sovraffollamento».