Lezione sui vocabolari italiani: «Si sono diffusi nell’Ottocento»

Gli studenti ascoltano anche il presidente dell’Accademia della Crusca al convegno sulla lessicografia I professori organizzatori: «Ha suscitato notevole interesse». Oggi la seconda giornata di incontri
CHIETI . “La lessicografia italiana dell’Ottocento. Bilanci e prospettive di studio”. È il tema di un convegno in corso di svolgimento all’Auditorium del Rettorato dell’università “d’Annunzio”, organizzato dai professori Emiliano Picchiorri e Pierluigi Ortolano, del dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’ateneo, e dalla professoressa Maria Silvia Rati, dell’università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. Numerosi i relatori, tra i quali Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, Luca Serianni, professore emerito della Sapienza, e Pietro Trifone, presidente dell’Associazione per la Storia della lingua italiana.
Due giorni di interventi su autori e protagonisti del dibattito lessicografico dell’Ottocento: prese in esame le caratteristiche di specifiche tipologie di vocabolari nonché le impostazioni teoriche, le soluzioni pratiche, la genesi ed i rapporti reciproci di singole opere. Soddisfazione nelle parole del professor Ortolano: «Prendiamo atto con estremo piacere dell’interesse suscitato da questo convegno tra i nostri studenti. La storia dei vocabolari italiani è da sempre legata a doppio filo al dibattito e alla riflessione sulla lingua e, più in generale, alle vicende della cultura e della società del nostro Paese». Sull’Ottocento, “secolo d’oro” dei vocabolari, ha insistito il professor Picchiorri: «Un momento in cui, alla funzione tradizionale di rappresentare un modello per la lingua letteraria, se ne affiancano altre, più legate alle esigenze della società, facendo del dizionario uno strumento di ampia diffusione presso larghi strati della popolazione».
Si è parlato, appunto, della diffusione della nomenclatura toscana nelle altre aree d’Italia, della lotta ai forestierismi a difesa dell’identità nazionale e della documentazione di un lessico tecnico e scientifico fino a quel momento praticamente escluso dalla registrazione lessicografica. «L’italiano, lingua di un popolo di letterati», ha sottolineato il professor Marazzini, «divenne lingua di una nazione in cui si parlava in massima parte in dialetto, con grande diffusione di vocabolari che riproducevano ciò che già esisteva o creavano anche qualcosa di nuovo». Quindi ci si è soffermati sull’importanza della scuola e della televisione nel secolo scorso, per finire all’attuale impatto con il mondo digitale. Il convegno, iniziato ieri mattina, termina oggi con le conclusioni affidate ai professori Picchiorri e Rati.
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