Liceali e detenuti Confronto al Vico

7 Giugno 2017

A scuola si parla di giustizia, pena, emarginazione e periferie Magazine del carcere e giornale d’istituto escono insieme 

CHIETI. Giornata di riflessioni sul carcere e momenti di grandi emozioni al Liceo Classico Vico, che giovedì scorso ha tenuto a battesimo l’edizione straordinaria e congiunta del magazine “Voci di dentro” e del giornale d’Istituto “Anemos metabolès”. L’esperienza ha permesso ai giovani studenti di confrontarsi con i detenuti della casa circondariale di Pescara grazie al “Progetto carcere” coordinato dalle docenti Silvia Elena Di Donato e Antonella Santarelli.
Nell’aula Manzini stracolma di studenti, alla prezenza della preside Paola Di Renzo e del direttore del penitenziario pescarese Franco Pettinelli, il giornalista Francesco Lo Piccolo, direttore della rivista, e la responsabile risorse umane della Lazzaroni Cinzia Turli (la ditta ha sponsorizzato il numero speciale della rivista), si è parlato di carcere, giustizia, pena, emarginazione. E di periferia, tema centrale della rivista, luogo di disagio ma anche di ricchezza, luogo lontano, ma sempre più vicino e più centrale come centrale e diffusa sono la povertà e il disagio.
«Il progetto Voci di dentro - Anemos Metaboles», ha detto la professoressa Antonella Santarelli, «parte da lontano, dagli incontri al liceo sulla legalità e arriva alla giornata di oggi affrontando il tema della giustizia da vari punti di vista. Ci sono molti mondi possibili e tanti modi di affrontare il tema della pena e del carcere». Il direttore del carcere ha aggiunto: «In carcere non ci si dovrebbe entrare. Bisogna lavorare prima, bisogna fare prevenzione. Per questo sono importanti gli incontri con le scuole e il lavoro di Voci di dentro e il liceo Vico. Perché da qui si parte per costruire un percorso di legalità». Insomma “l’inizio di un cammino”, come ha spiegato la preside Di Renzo. Grande spazio hanno avuto gli studenti: «La cosa che più mi ha colpito entrando in carcere», ha detto lo studente Lorenzo Di Credico, «è che in quel luogo i detenuti sono privati della possibilità di assumersi la responsabilità delle loro azioni». Ma poi ci sono i laboratori di Voci di dentro, che rappresentano, dice la studentessa Caterina Profico, «momenti di senso, luoghi che aiutano a pensare e a costruire un futuro diverso dal loro passato». Momenti di emozione ci sono stati poi quando sono intervenuti Luigi Lainà e Denis Di Lorito, due detenuti della Casa circondariale di Pescara, redattori della rivista.
Veronica Fiaschetti, volontaria di Voci di dentro, redattrice della rivista e che ha guidato con Giulia Giampietro e Michela Cristofaro il laboratorio di scrittura creativa nel carcere di San Donato, ha infine concluso: «Il laboratorio di scrittura, come gli altri, sono un mezzo per arrivare all’unico fine di creare una valida alternativa all’emarginazione e alla devianza. Noi ci crediamo. Perché c’è sempre un’alternativa».