Licenze taxi: prosciolti i 16 imputati

Prescritti i reati tra cui l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione
LANCIANO. Il maxi processo sulle false licenze taxi rilasciate in Abruzzo, in particolare a San Vito Chietino e Turrivalignani che misero in crisi il mercato romano, finisce con la prescrizione dei reati, tra cui l'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e il non luogo a procedere per i 16 imputati. È il tempo, eccessivo, a chiudere il processo in corso dal 2018 davanti al collegio del tribunale di Lanciano, presieduto da Maria Rosaria Boncompagni, sulle false autorizzazioni per noleggio di autoveicoli con conducente, con il proscioglimento dei 16 imputati: l’ex responsabile del Suap del Comune di San Vito Chietino, Angelo Bianco, 64 anni, l'ex sindaco di Turrivalignani Roberto Di Cecco, 64 anni, Fabio Falasca, 53 anni, di Schiavi d’Abruzzo, Sebastiano Di Maria, 50 anni, di Manoppello, Agostino Forte, 53 di Schiavi, Giancarlo Di Girolamo, 53 anni, di Pescara, Marco Rulli, 56 anni, Luigi Fazi, 48 anni, Daniele Donati, 41 anni, Antonio Clotilde, 60 anni, Fabio De Maglie, 56 anni, Tullio Fadda, 61 anni, Massimo e Maurizio Lucci, di 63 e 59 anni, Sandro Rossi, 74 anni e Carlo Salvati, 58 anni tutti romani. A sollevare l’intervenuta prescrizione l’avvocato Alessandro Troilo che rappresentava Bianco, a cui si è associato poi il pm Francesco Carusi.
L’inchiesta che ha portato al processo partì nel 2011 dalle denunce di alcuni tassisti romani che segnalarono la presenza di troppe auto con licenze di Ncc rilasciate in Abruzzo, in particolare a San Vito, che facevano concorrenza sleale. La Procura di Lanciano scoprì un sistema illecito di autorizzazioni irregolari rilasciate a San Vito tra il 2007 e il 2012: licenze intestate a defunti, o che avevano lo stesso indirizzo; c’era anche l’abitazione di Bianco, che avrebbe percepito affitti fittizi in usufrutto per il rimessaggio noleggio a partire da 500 euro al mese. Diversi i capi di imputazione, il più importante quello dell’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione propria e impropria contestata a Di Cecco, Falasca, Di Maria, Forte e Di Girolamo. Agli altri imputati erano contestati singoli episodi di corruzione molti dei quali sono stati prescritti fin dalle prime udienze in cui si erano costituiti parte civile 5 tassisti, sindacati Taxi Ugl e Taxi Cisal, Movimento Italiano Tassisti, Anar (associazione nazionale autonoleggiatori), coop Sacat Tassisti e Tutela Legale Taxi. (t.d.r.)
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