Lite con l’impiegata, preside condannata

La dirigente D’Angelo manda in ospedale una collaboratrice della scuola: dovrà pagare 3.600 euro per lesioni personali
CHIETI. Nell’ambiente scolastico il nome di Serafina D’Angelo è sinonimo di efficienza e capacità professionale. Ma il giudice di pace l’ha condannata per lesioni personali nei confronti di una sua sottoposta. La dirigente dell’Istituto comprensivo 1 è stata condannata dal giudice Mariaflora Di Giovanni alla pena di 300 euro di multa, più il risarcimento danni di 2mila euro alla sottoposta maltrattata, e altri 1.300 euro di spese legali. Il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». La D’Angelo, difesa dall’avvocato Consuelo Di Martino, può ora fare appello in tribunale. La parte offesa, assistita dall’avvocato Marco Femminella, è una impiegata di segreteria del Comprensivo 1, C.D.G. le sue iniziali. Le lesioni personali ci sarebbero state il 9 dicembre del 2014. Secondo il giudice «il reato», si legge nelle motivazioni della sentenza, «scaturisce da un rapporto di lavoro improntato a rigida gerarchia nell’Istituto dove la signora D’Angelo era la dirigente scolastica e la parte offesa una impiegata di segreteria. La dottoressa D’Angelo, per sua stessa asserzione, quando era arrivata a dirigerlo, trovava nel Comprensivo 1 abitudini lassiste da parte di alcuni impiegati e con tolleranza zero pretendeva il rispetto degli orari di servizio e dei diritti-doveri derivanti dal rapporto contrattuale, per cui nascevano subito attriti con alcuni dipendenti tra cui la signora C.D.G. che mal si adattava ai comportamenti della nuova dirigente». L’episodio in sé è accaduto verso le 10,30 del mattino. Secondo la ricostruzione del giudice di pace, la parte offesa entrando nella stanza di un’impiegata incontra la preside che l’avrebbe invitata ad uscire «con malagrazia». La donna è rimasta invece nella stanza e così la dirigente l’avrebbe «indotta fuori dall’uscio sbattendole la porta in faccia». La donna, irritata, anziché andarsene come aveva chiesto la preside, sarebbe rientrata nella stanza e sarebbe partita così la lite vera e propria con la dirigente scolastica. Al termine della discussione, la preside sarebbe uscita dalla stanza dell’impiegata invitando quest’ultima a seguirla in un’altra stanza, in modo da poter parlare da sole. La parte offesa, però, non avrebbe mollato la presa, manifestando l’intenzione di voler seguire le due. Per evitare di essere tampinata, la preside avrebbe chiuso la porta della stanza da cui stava uscendo nel tentativo di lasciarvi dentro la parte offesa. Questa ha resistito spingendo in senso opposto l’anta della porta, rimanendo incastrata nello stipite della porta per qualche istante. Quando la preside ha mollato la presa lei è caduta a terra pur rimanendo aggrappata alla maniglia che infatti risultava allentata e quasi divelta. Il pronto soccorso le ha dato 7 giorni di prognosi. (cr.ch.)
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